13.10.2022 Icon

Pignoramento delle pensioni: si alza il limite di impignorabilità

Il Decreto Aiuti bis, convertito definitivamente in legge lo scorso 21 settembre ed entrato in vigore il giorno successivo, ha elevato da euro 702 ad euro 1.000 il limite di impignorabilità delle pensioni, “ritenuta la straordinaria necessità e urgenza di adottare misure in materia di politiche sociali (..) per contrastare gli effetti economici della grave crisi internazionale”

Nel corso dell’iter parlamentare di conversione del sopracitato decreto è stato, infatti, introdotto l’art. 21-bis che, sostituendo il comma 7 dell’art. 545 c.p.c., dispone come le somme da chiunque dovute a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione o di altri assegni di quiescenza non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente al doppio della misura massima mensile dell’assegno sociale, con un minimo di 1.000 euro. 
La parte eccedente tale ammontare è, invece, pignorabile entro i seguenti limiti: per i crediti alimentari nella misura autorizzata dal giudice; per i tributi dovuti allo Stato, alle province e ai comuni nella misura di un quinto; per ogni altro credito nella misura altresì di un quinto, come previsto dai commi 3, 4 e 5 dello stesso art. 545 c.p.c.

Ai fini di una maggiore comprensione della novella normativa, è utile sottolineare che la previgente formulazione del comma 7 sanciva l’impignorabilità “per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà”

In entrambe le formulazioni della disposizione, tale limite è quindi calcolato sulla base dell’assegno sociale, il contributo economico di natura assistenziale erogato dall’INPS a tutti coloro che si trovano in condizioni economiche disagiate. L’importo dell’assegno sociale varia annualmente, in quanto adeguato all’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati.  

Quindi, per il 2022, con la vecchia formulazione della norma in esame, la pignorabilità era ammessa per la parte eccedente 1,5 volte il valore dell’assegno sociale ovverosia euro 702,15 al mese, considerato che per l’anno in corso l’assegno sociale, nella sua misura piena, ammonta ad euro 468,11 al mese (erogato per tredici mensilità).

Con la nuova previsione, introdotta dalla recente modifica, viene invece elevata la soglia di impignorabilità ad euro 1.000. Pertanto, il pignoramento delle pensioni fino all’ammontare di tale importo è inefficace, come sancito dal comma 9 del medesimo articolo. Tale inefficacia è rilevata dal giudice anche d’ufficio. 

Conseguentemente, il giudice dell’esecuzione dovrà dichiarare l’impignorabilità delle somme nei suddetti limiti sino all’emissione del provvedimento di assegnazione, senza che rilevi la data di inizio del pignoramento. 

Infine, come evidenzia il Dossier dei Servizi Studi di Camera e Senato, la novella di cui all’art. 21-bis non modifica l’ottavo comma dell’art. 545 c.p.c. 
Resta dunque fermo che per le somme accreditate, in relazione ad uno dei trattamenti pensionistici, su conto bancario o postale del debitore in data antecedente al pignoramento, l’impignorabilità è riconosciuta per un importo pari al triplo dell’assegno sociale. 
Al contrario, le somme accreditate in pari data o in data successiva possono essere pignorate soltanto nei limiti previsti dalla legge già illustrati; le somme eccedenti tali limiti restano pertanto nella disponibilità del debitore. 

Autore Giorgia Damiano

Associate

Milano

g.damiano@lascalaw.com

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