26.01.2023 Icon

Ordinanza di assegnazione: il titolo esecutivo esiste già!

“Sussiste difetto di interesse del creditore procedente a ottenere un ulteriore titolo esecutivo da far valere contro il suo originario debitore per il recupero delle spese di registrazione, avendo egli già conseguito soddisfazione in sede esecutiva tramite l’ordinanza di assegnazione ex art. 553 cpc e nei confronti del terzo pignorato, nei limiti della capienza”.

Questa è l’interessante pronuncia della sez. VI – 3 della Suprema Corte di Cassazione che, con l’ordinanza del 10.01.2023, n. 239, ha chiarito l’inutilità ad ottenere un ulteriore titolo esecutivo da far valere contro il debitore per il recupero delle spese di registrazione dell’ordinanza di assegnazione, avendo – il creditore – già conseguito la piena soddisfazione nei confronti di quest’ultimo, in sede esecutiva, (anche) del proprio credito per la spesa di registrazione dell’ordinanza di assegnazione, in quanto compreso nell’importo liquidato a titolo di spese del processo esecutivo e oggetto dell’assegnazione.

Al riguardo, è irrilevante la circostanza che, al momento della richiesta di pagamento degli importi assegnati rivolta al terzo non sia stata pretesa e riscossa in quanto non ancora effettuata la registrazione dell’ordinanza: trattandosi di importo compreso in quello oggetto di assegnazione, la relativa pretesa può essere avanzata anche successivamente nei confronti del terzo, sulla base della medesima ordinanza di assegnazione.

Sono due, quindi, gli elementi fondamentali messi in luce dall’intervento in commento della S.C. di Cassazione.

In primo luogo, il provvedimento con il quale il giudice dell’esecuzione assegna al creditore procedente le somme di cui il terzo pignorato si è dichiarato debitore verso il debitore espropriato, ha, nei confronti del terzo e a favore dell’assegnatario, efficacia di titolo esecutivo non soltanto per le spese liquidate nel provvedimento stesso, ma anche per quelle ad esso conseguenti e necessarie per la concreta sua attuazione come, appunto, l’imposta di registro, ancorché nel provvedimento non se ne faccia espressa menzione.

Da ultimo, il Giudice dell’Esecuzione, quando provvede all’assegnazione delle somme pignorate in favore del creditore procedente effettua accertamenti funzionali alla soddisfazione coattiva dei diritti fatti valere nel processo esecutivo sicché, il provvedimento di liquidazione delle spese dell’esecuzione implica un accertamento strumentale all’assegnazione stessa privo di forza esecutiva al di fuori del processo in cui è stato adottato.

Pertanto, le suddette spese, quando e nella misura in cui restino insoddisfatte, sono irripetibili dal creditore.

Autore Martina Tomassini

Associate

Milano

m.tomassini@lascalaw.com

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