31.10.2025 Icon

L’intelligenza artificiale nell’Arbitro Bancario Finanziario: tra efficienza tecnologica e garanzie decisionali

L’introduzione dell’intelligenza artificiale (AI) nei sistemi di risoluzione alternativa delle controversie segna una tappa cruciale nel processo di modernizzazione della giustizia.
Tra le esperienze più significative nel panorama nazionale spicca quella della Banca d’Italia, che ha avviato l’integrazione di strumenti di IA all’interno del sistema dell’Arbitro Bancario Finanziario (ABF).L’intervento tenuto dalla Banca d’Italia, in occasione dell’Assemblea del Conciliatore Bancario-Finanziario del 17 luglio 2025, rappresenta un contributo di rilievo al dibattito – oggi quanto mai attuale – sull’impiego dell’intelligenza artificiale (AI) nell’amministrazione della giustizia e nei sistemi di risoluzione alternativa delle controversie (ADR).

La giustizia nell’era dell’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale ha ormai assunto un ruolo trasversale in numerosi ambiti – dalla sanità alla finanza, dai trasporti all’istruzione – e sta progressivamente penetrando anche nel settore della giustizia. Gli strumenti basati su sistemi di machine learning e natural language processing sono già impiegati per semplificare processi amministrativi, analizzare dati giurisprudenziali e, in alcuni casi, fornire previsioni sull’esito delle controversie.

Tuttavia, il ricorso a AI non si traduce – né potrebbe tradursi, allo stato attuale – in una sostituzione dell’organo giudicate. Non esistono, infatti, “giudici robot”: AI resta uno strumento ausiliario, destinato ad affiancare e non a sostituire la valutazione umana.

L’ABF come laboratorio di giustizia tecnologica

L’Arbitro Bancario Finanziario rappresenta, da oltre un decennio, il principale strumento di risoluzione stragiudiziale delle controversie tra clienti e intermediari bancari o finanziari.
Con oltre 230.000 decisioni adottate dal 2009 a oggi, di cui 14.000 solo nel 2024, l’ABF costituisce un osservatorio privilegiato sul contenzioso bancario, ma anche un banco di prova per l’applicazione di tecnologie innovative a supporto del processo decisionale.
L’enorme mole di dati testuali – decisioni, memorie, allegati, documenti di ricorso – ha reso necessario l’impiego di sistemi capaci di analizzare automaticamente le informazioni, individuare ricorrenze, uniformare gli orientamenti e accelerare le attività istruttorie.
L’intelligenza artificiale, in questa prospettiva, non è uno strumento di sostituzione del giudizio, ma un alleato cognitivo per chi deve gestire e comprendere grandi volumi di conoscenza giuridica.

Le applicazioni dell’IA nel sistema ABF

La Banca d’Italia, nell’ambito delle proprie funzioni di supporto tecnico e organizzativo all’ABF, ha sviluppato una serie di applicazioni basate su machine learning e natural language processing con finalità diverse:

  • Gestione dei ricorsi: AI supporta la verifica dei profili di inammissibilità, estraendo automaticamente importi, dati rilevanti e riferimenti temporali;
  • Anonimizzazione delle decisioni: un modulo dedicato segnala la presenza di nomi o elementi sensibili, garantendo il rispetto della privacy e la corretta pubblicazione
  • Ricerca semantica e istruttoria: i sistemi analizzano testi provenienti dai fascicoli, anche in formati eterogenei, e consentono ricerche giurisprudenziali avanzate, andando oltre la semplice corrispondenza di parole chiave;
  • Monitoraggio degli orientamenti: grazie a tecniche di clustering semantico, le decisioni vengono raggruppate per analogia di contenuto, permettendo di individuare tempestivamente eventuali difformità tra i Collegi (outlier detection).

Queste funzioni non incidono sul merito delle decisioni, ma consentono un miglior governo dei flussi informativi e una maggiore uniformità interpretativa tra i sette Collegi territoriali dell’Arbitro.

Nel 2024, la Banca d’Italia ha avviato un ulteriore progetto sperimentale, denominato LLMABF, volto a testare l’applicazione di modelli linguistici di grandi dimensioni (Large Language Models) – simili a quelli alla base delle IA generative – al contesto dell’arbitrato bancario.
L’obiettivo principale è la sintesi automatica delle decisioni (summarization) e, in prospettiva, la massimazione dei principi di diritto espressi nelle pronunce.

Se adeguatamente addestrati e supervisionati, questi sistemi potrebbero:
–   fornire una sintesi chiara degli orientamenti giurisprudenziali dell’ABF;

  • facilitare la consultazione da parte dei consumatori e degli intermediari;
  • agevolare la coerenza interna delle decisioni, riducendo il rischio di divergenze ingiustificate tra Collegi.

Tuttavia, come riconosciuto dalla stessa Banca d’Italia, la massimazione automatica delle decisioni rappresenta ancora una sfida tecnologica e concettuale complessa, poiché richiede capacità di astrazione e interpretazione giuridica che nessun modello, allo stato attuale, è in grado di replicare pienamente.

Rischi e presidi: una governance responsabile dell’IA

La Banca d’Italia ha affiancato allo sviluppo tecnologico una rigorosa struttura di governance per prevenire i rischi connessi all’utilizzo dell’IA, infatti, sono stati istituiti gruppi interdisciplinari di esperti – i Citizen Data Scientists (CDS) – incaricati di monitorare la qualità dei dati, prevenire fenomeni di data drift, e verificare la coerenza dei risultati ottenuti.

Tali presidi rispondono anche alle previsioni del Regolamento (UE) 2024/1689 (“AI Act”), che classifica i sistemi di IA utilizzati nei procedimenti giudiziari e stragiudiziali come “ad alto rischio”, imponendo stringenti obblighi di trasparenza, tracciabilità e supervisione umana.

A livello interno, la recente Legge 10 ottobre 2025, n. 132 ha ribadito con forza questo principio, stabilendo all’art. 15 che: “Nei casi di impiego dei sistemi di intelligenza artificiale nell’attività giudiziaria è sempre riservata al magistrato ogni decisione sull’interpretazione e sull’applicazione della legge, sulla valutazione dei fatti e delle prove e sull’adozione dei provvedimenti.”

Sebbene l’ABF non sia un organo giurisdizionale in senso stretto, la norma esprime un principio di più ampia portata: nessun sistema automatizzato può sostituire il giudizio umano, che resta il fondamento della legittimazione e della fiducia nel sistema.

Dalla giustizia automatizzata alla giustizia aumentata

L’esperienza dell’ABF mostra come l’intelligenza artificiale possa essere integrata nei meccanismi di risoluzione delle controversie in modo responsabile e complementare:
non una “giustizia automatizzata”, ma una giustizia aumentata, nella quale la tecnologia amplifica la capacità dell’uomo di conoscere, analizzare e decidere in modo più consapevole e coerente.

L’Intelligenza artificiale, dunque, non decide: assiste, proprio questa distinzione rappresenta la chiave di volta per garantire che l’innovazione resti al servizio della giustizia, senza comprometterne i valori fondativi di imparzialità, trasparenza e umanità.

Conclusioni

L’intelligenza artificiale rappresenta per i sistemi ADR – e per la giustizia in generale – una straordinaria opportunità di progresso, a condizione che la tecnologia resti uno strumento e non un decisore. Il futuro dell’ADR “intelligente” passa dunque per un equilibrio consapevole tra algoritmo e ragione, tra innovazione e garanzie, nel segno della trasparenza e del rispetto dei diritti fondamentali. La Legge n. 132/2025 ribadisce, in tal senso, che l’ultima parola spetta sempre all’uomo: il giudizio non appartiene alla macchina, ma alla coscienza.

Autore Carmine Orsi

Senior Associate

Milano

c.orsi@lascalaw.com

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Autore Donatella Rosciano

Senior Associate

Milano

d.rosciano@lascalaw.com