28.11.2023 Icon

Servitù di passaggio e contraddittorio: i ripensamenti della Cassazione

Quali sono le conseguenze della mancata integrità del contraddittorio nei confronti di tutti i proprietari dei fondi attigui, nelle azioni di costituzione coattiva della servitù di passaggio?

Se fino ad oggi, sulla scorta della pronuncia n. 9685 resa nel 2013 dalle Sezioni Unite, non avremmo avuto dubbi sul fatto che una simile ipotesi conduce al rigetto nel merito della domanda, nel futuro le cose potrebbero cambiare.

Secondo quanto affermato dalla Cassazione nella recente ordinanza interlocutoria pubblicata il 24 novembre scorso, la questione merita una rimeditazione.

Prendendo le mosse dall’impugnazione di una sentenza di merito che si era pronunciata in ordine alla mancata integrità del contraddittorio nei confronti di tutti i proprietari dei fondi interessati al passaggio prescelto dagli attori, i Giudici di legittimità hanno palesato le loro perplessità sulla citata sentenza resa dalle Sezioni Unite e seguita dalla Corte territoriale.

Con la richiamata decisione n. 9685 del 2013, le Sezioni unite hanno rilevato che la mancata integrità del contraddittorio nelle azioni di costituzione coattiva della servitù di passaggio, non attenendo ad un rapporto unico ed inscindibile (fra titolare del fondo dominante e pluralità dei titolari dei fondi serventi) determina la conseguenza del rigetto nel merito della domanda e non conduce all’obbligo di integrare il contraddittorio.

Una simile ipotesi sarebbe infatti diretta a far valere un diritto inesistente, in quanto implicante, per il suo riconoscimento l’evocazione in giudizio ab initio (ovvero già con l’atto introduttivo di primo grado) della pluralità di tutti i proprietari.

L’assenza di questi ultimi configurerebbe la mancanza di “quella essenziale condizione dell’azione che consiste nella “possibilità giuridica” – ossia nella sia pure solo astratta corrispondenza della pretesa accampata in giudizio a una norma che le dia fondamento – poiché il bene della vita reclamato dall’attore non gli è accordato dall’ordinamento”.

Tale principio è stato seguito da molteplici e successive pronunce rese dalle Sezioni semplici della Cassazione.

Tuttavia, secondo i Giudici di legittimità, chiamati oggi a pronunciarsi sulla questione, la soluzione raggiunta dalle Sezioni Unite desta delle perplessità sia sul piano giuridico-sistematico, sia con riferimento al pieno rispetto della ratio effettiva sottesa alla previsione dell’art. 1051 c.c., e, da ultimo, sotto il profilo dell’incongruità degli effetti pratici che da essa scaturiscono.

Più in particolare, secondo gli Ermellini “la condizione dell’azione denominata – nella sentenza delle Sezioni unite – “possibilità giuridica” (non codificata e tale da non costituire un requisito autonomo) dovrebbe consistere, come sottolineato dalla dottrina più acuta, “nell’esistenza di una norma che contempli in astratto il diritto che si vuol far valere”.

Il fenomeno della mancanza di possibilità giuridica sembrerebbe evocare (ed intersecare) quello della c.d. improponibilità assoluta della domanda.

Venendo proposta una domanda volta alla soddisfazione di una pretesa riconosciuta dall’ordinamento (servitù di passaggio per poter raggiungere la strada pubblica), il problema andrebbe invece spostato sulla individuazione dei legittimati passivi. Dunque, ci si dovrebbe piuttosto interrogare sulla corretta attuazione del contraddittorio e sulla necessità o no della sua integrazione.

Sulla scorta delle argomentazioni che precedono, la Cassazione ha trasmesso gli atti alla Prima Presidente affinché valuti se sussistono le condizioni per una nuova rimessione della questione alle Sezioni Unite.

Staremo a vedere!

Autore Federica Vitucci

Associate

Milano

f.vitucci@lascalaw.com

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