23.12.2022 Icon

Quando l’unione non fa la forza: respinta la class action proposta dopo il crollo del Ponte Morandi

Aveva ottenuto un ampio consenso l’azione di classe promossa nel marzo scorso da due Consiglieri della Regione Liguria contro la società Autostrade per l’Italia S.p.A., finalizzata ad ottenere la condanna di quest’ultima al risarcimento, ex art. 2051 c.c. e 2043 c.c., dei danni patrimoniali e non patrimoniali patiti dai cittadini residenti  o dimoranti nella Regione Liguria a seguito del crollo del Ponte Morandi. 

Il ricorso – ex art. 840 bis e 840 ter c.p.c. – era stato proposto dai Consiglieri Regionali contro la nota società la quale, a loro avviso, violando gli obblighi di mantenimento e manutenzione della porzione di autostrade in concessione, aveva causato molteplici danni alla qualità di vita e al benessere dei cittadini liguri che, a seguito del crollo del ponte, avevano dovuto fare i conti con l’aumento del costo della vita, con il deprezzamento degli immobili e con la diminuzione del PIL regionale. 

L’azione, secondo la società convenuta, doveva invece ritenersi inammissibile dal momento che le disposizioni in materia di azioni di classe, introdotte nel codice di procedura civile a seguito dell’entrata in vigore della L. 12 aprile 2019, n. 31, possono essere applicate solo alle condotte poste in essere successivamente all’entrata in vigore del testo di riforma. 

Una tesi, quest’ultima, che è stata ritenuta fondata dal Tribunale di Roma. 

Sebbene, infatti, ad avviso del Tribunale competente, “la nuova disciplina dell’azione di classe ha innovato sia la procedura sia i suoi presupposti sostanziali di ammissibilità, sopprimendo i limiti oggettivi in precedenza previsti dall’art. 140 bis del Codice del Consumo” cosicché “la tutela dei diritti individuali dei componenti della classe, nell’ambito dei rapporti contrattuali, non è più limitata ai soli “rapporti di consumo” (art. 140 bis, comma 2, lett. a), potendo oggi comprendere anche i rapporti fra imprese e, nell’ambito dei rapporti extracontrattuali, non è più limitata alla responsabilità del produttore e a quella delle imprese autrici di pratiche commerciali scorrette o di comportamenti anticoncorrenziali (art. 140 bis, comma 2, lett. b e c)potendo trovare applicazione in ogni ambito nel quale un’impresa o un gestore di servizi pubblici o di pubblica utilità pongano in essere comportamenti illeciti plurioffensivi, dando vita ad una classe di soggetti danneggiati” è anche vero che, per espressa previsione dell’art. 7 comma II L. 31/2019, le nuove disposizioni si applicano alle condotte illecite poste in essere successivamente alla data dell’entrata in vigore della medesima  legge, avvenuta il 19 maggio del 2021.  

E poiché, sempre ad avviso del Tribunale chiamato a pronunciarsi, le uniche condotte colpevoli imputabili alla società e individuate con precisione dai ricorrenti sono da collocarsi anteriormente alla data del 19 maggio 2021, la nuova disciplina in materia di azione di classe non può trovare applicazione al caso in esame. 

Se da un lato, dunque, la nuova legge sulle azioni collettive ha fatto grossi passi in avanti, offrendo un nuovo strumento generale di tutela collettiva, non più confinato all’ambito consumeristico, pare ancora lontano il momento di decretare il successo delle nuove disposizioni. 

Autore Federica Vitucci

Associate

Milano

f.vitucci@lascalaw.com

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