27.06.2023 Icon

La prescrizione presuntiva negli “affari non terminati”

Ai fini della decorrenza del termine della prescrizione estintiva ordinaria delle competenze dovute all’avvocato può farsi ricorso ai criteri stabiliti dall’art. 2957, comma 2°, c.c. per la prescrizione presuntiva, individuandosi, il dies a quo con riferimento non solo ai casi da esso espressamente previsti, ma anche in tutte le ipotesi in cui una causa faccia venir meno il rapporto tra cliente ed avvocato; in particolare, per gli affari non terminati, avendo riguardo al momento dell’ultima prestazione svolta dal professionista.

La questione – rimessa in ultima istanza alla Corte di Cassazione la quale ha così sancito il principio di diritto innanzi riportato – ha origine dall’opposizione al decreto ingiuntivo emesso sulla domanda monitoria depositata da un avvocato, attinente al compenso dell’attività difensiva svolta in un procedimento civile iniziato nel 1997 e sospeso nel novembre 1999 per pregiudizialità di un giudizio penale definitosi poi nell’anno 2010.

Viene proposta opposizione avverso il decreto ingiuntivo accolta in primo grado, fondata sull’eccezione di intervenuta la prescrizione del credito.

La Corte d’appello, invece, accoglie il gravame avanzato dall’avvocato in quanto il contratto d’opera professionale concluso con il professionista deve “considerarsi unico in relazione a tutta l’attività svolta in adempimento dell’obbligazione assunta con la conseguenza che, ai fini del calcolo della prescrizione, deve aversi riguardo al giorno in cui è stato espletato l’incarico commesso, e non già dal compimento di ogni singola prestazione professionale in cui si articola l’obbligazione“.

Ad avviso dei giudici di appello, la decisione di primo grado, facendo risalire al 1999 l’ultimo atto compiuto dall’avvocato, avrebbe omesso “di considerare l’intervenuta sospensione del processo, riassunto nell’anno 2011 da parte degli eredi del defunto T.A. , dopo il decesso di quest’ultimo”.

È, dunque, a tale data  (cioè dal decesso del cliente) che deve essere fatto risalire l’esaurimento dell’incarico, per avere gli eredi, conferito mandato ad altro difensore per la riassunzione del processo.

La Cassazione è così chiamata a pronunciarsi e lo fa come segue.

Nell’applicare le norme sulla prescrizione ordinaria ad un credito per prestazioni professionali di avvocato come nel caso di specie “al fine di determinare il dies a quo di decorrenza,  può comunque farsi correttamente riferimento ai criteri stabiliti dall’art. 2957 c.c., ispirandosi tale ultima norma al generale principio secondo cui la prescrizione decorre dal momento in cui il diritto può essere fatto valere”.

In particolare, ai sensi del secondo comma dell’art. 2957 c.c., il termine di prescrizione decorre dalla decisione della lite (la quale coincide con la data di pubblicazione della sentenza non impugnabile che chiude definitivamente la causa), ovvero dalla conciliazione delle parti o dalla revoca del mandato; per gli affari non terminati, invece, la prescrizione decorre dall’ultima prestazione da individuarsi come attività svolta dal professionista in esecuzione del contratto di patrocinio.

Ne consegue che, ove sia disposta la sospensione del processo per pregiudizialità, come nel caso di specie, il rapporto fra avvocato e cliente deve considerarsi rientrante, agli effetti dell’art. 2957, comma 2, c.c., ossia proprio nell’ambito degli “affari non terminati”.

Il ricorso viene pertanto accolto e la sentenza impugnata viene cassata con rinvio alla Corte d’appello che riesaminerà la causa uniformandosi al principio di diritto enunciato e tenendo conto dei rilievi svolti.

Autore Valeria Bano

Senior Associate

Milano

v.bano@lascalaw.com

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