11.07.2023 Icon

Donazioni e convivenza: irrilevanza ai fini della lesione della quota di legittima

I versamenti effettuati in vita dalla mamma in favore della figlia convivente configurano una donazione rilevante ai fini della lesione della quota di legittima spettante agli altri figli?

Sulla questione è intervenuta la Corte di Cassazione con la recente ordinanza del 4 luglio 2023, n. 18814.

Due fratelli citavano in giudizio la sorella per l’accertamento della lesione della quota di legittima loro spettante in relazione all’eredità della defunta madre per l’effetto di alcune donazioni fatte in vita dalla donna in favore della sola sorella.

Tanto il Tribunale quanto la Corte d’Appello accoglievano la domanda degli attori e condannavano la convenuta a pagare in favore dei fratelli circa Euro 25.000,00.

La signora ricorreva pertanto per Cassazione rilevando come, a suo parere, la sentenza di secondo grado fosse meritevole di censura per aver ritenuto donazioni di denaro meritevoli di collazione gli apporti che la defunta madre avrebbe conferito alla figlia convivente, peraltro ingiustamente considerando lesivo un importo ridotto e diluito nel tempo (400 al mese per 24 anni). Secondo la ricostruzione della donna questi versamenti non erano da considerare donazioni, bensì conferimenti vicendevoli tenuto conto della convivenza.

Sul punto va ricordato che, in caso di asserita lesione della quota di legittima, ed ai fini dell’obbligo di collazione tra i soggetti indicati dall’art. 737 c.c., rilevano le donazioni (dirette e indirette) fatte in vita dal de cuius.

A norma dell’art. 742 c.c., non sono comunque soggette a collazione, tra le altre, le spese di mantenimento e di educazione, quelle sostenute per malattia, quelle ordinarie fatte per abbigliamento o per nozze, né le liberalità d’uso.

Il presupposto dell’obbligo di collazione è, dunque, che il coerede ad esso tenuto abbia ricevuto beni o diritti a titolo di liberalità dal “de cuius”, direttamente o indirettamente tramite esborsi effettuati da quest’ultimo.

Esaminando il caso di specie, la Cassazione ha poi precisato che non sono soggette a collazione né alla riduzione a tutela della quota riservata ai legittimari le attribuzioni o elargizioni patrimoniali senza corrispettivo operate in favore di persona convivente ove non sia accertato che le stesse fossero state poste in essere per spirito di liberalità, e cioè con la consapevole determinazione dell’arricchimento del beneficiario, e non invece per adempimento delle obbligazioni nascenti dal rapporto di convivenza.

I Giudici di legittimità hanno pertanto accolto il ricorso presentato dalla donna e hanno cassato la sentenza con rinvio alla corte d’appello per la decisione.

Autore Ilaria Franciosa

Associate

Milano

i.franciosa@lascalaw.com

Desideri approfondire il tema Persone e Famiglia ?

Contattaci subito