11.11.2022 Icon

Amministrazione di sostegno: il diritto di opporsi

Il parere negativo del beneficiario, persona pienamente lucida che versa in una situazione di ridotta autonomia derivante da menomazioni esclusivamente fisiche, circa l’applicazione dell’istituto dell’amministrazione di sostegno, deve essere tenuto in considerazione rischiandosi altrimenti di ledere il diritto di autodeterminazione.

Questo principio è stato recentemente posto alla base di due provvedimenti con cui la Suprema Corte la quale ha accolto le istanze degli amministrati avverso i provvedimenti di rigetto dei reclami proposti contro la sottoposizione alla forma di tutela in questione. 

In entrambi i casi gli amministrati lamentavano una violazione dei principi di autodeterminazione e rispetto della vita privata.

Nel primo caso, destinataria di “a.d.s.” era una signora ritenuta eccessivamente fragile e in difficoltà economiche.

Nel secondo, l’amministrato era affetto da sclerosi multipla e aveva una grave esposizione debitoria. 

In comune avevano che a nessuno era mai stata accertata alcuna menomazione della capacità di intendere e di volere, ma la misura tutelare era stata attuata per mere esigenze patrimoniali.

L’amministrazione di sostegno presuppone una condizione di – non necessariamente totale – menomazione della capacità di intendere e volere, dalla quale deriva l’impossibilità di provvedere ai propri interessi, mentre è da escludersi che a tale forma di tutela possa ricorrersi nei casi in cui vi sia piena capacità di autodeterminarsi, ma la menomazione sia esclusivamente fisica e venga applicata per esigenze di gestione patrimoniale.

Tale utilizzo limiterebbe ingiustificatamente il diritto di agire, a maggior ragione nel caso in cui la volontà contraria sia anche stata manifestata dal soggetto pienamente lucido.

In sostanza, l’istituto in questione non deve assicurare la tutela di interessi esclusivamente patrimoniali, ma deve essere impiegato per persone veramente “fragili”.

Qualora una persona lucida e affetta esclusivamente da patologie fisiche manifesti contrarietà all’applicazione, tale manifestazione di volontà deve essere considerata, altrimenti si incorre in una limitazione della libertà di autodeterminarsi.

Autore Valeria Bano

Senior Associate

Milano

v.bano@lascalaw.com

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