
La recente edizione del Climate and Catastrophe Insight pubblicata da Aon lo scorso 20 gennaio ha evidenziato come le tempeste convettive severe (SCS) abbiano ormai superato i cicloni tropicali, diventando il pericolo assicurato più costoso del XXI secolo.
Il rapporto fotografa, infatti, un mercato assicurativo ormai definitivamente entrato nell’era della normalizzazione del rischio climatico estremo. I dati relativi al 2025 non descrivono un anno eccezionale, bensì un’ulteriore conferma di una tendenza strutturale: eventi naturali sempre più frequenti, costosi e distribuiti in modo disomogeneo stanno ridisegnando l’equilibrio tra rischio economico, capacità assicurativa e sostenibilità dei meccanismi di trasferimento del rischio.
Nel 2025 le perdite economiche globali da catastrofi naturali hanno raggiunto circa 344 miliardi di dollari, un valore significativamente superiore alla media di lungo periodo. Di queste, solo 151 miliardi risultano coperte da assicurazione, con un protection gap che, pur mostrando una progressiva riduzione rispetto agli anni precedenti, resta stabilmente superiore al 55%. Il dato più rilevante, tuttavia, non è tanto l’ammontare complessivo delle perdite quanto la loro composizione: per il secondo anno consecutivo, gli eventi meteorologici “secondari” – in particolare le severe convective storms (SCS) – rappresentano la principale fonte di danno assicurato a livello globale.
Questa evoluzione ha implicazioni profonde per il diritto delle assicurazioni. Il report evidenzia come le tempeste convettive severe, caratterizzate da elevata frequenza, forte localizzazione e crescente imprevedibilità, abbiano superato definitivamente uragani e terremoti come principale driver di sinistri assicurativi nei mercati maturi. Ciò comporta uno spostamento del rischio dal paradigma della catastrofe rara a quello della perdita ricorrente, mettendo sotto pressione i tradizionali modelli di mutualità e la distinzione concettuale tra rischio assicurabile e rischio sistemico.
Dal punto di vista giuridico, questo mutamento incide direttamente sulla struttura dei contratti, sulla determinazione delle franchigie, sulle clausole di aggregazione dei sinistri e sulla gestione del rischio di accumulo. La crescente frequenza degli eventi rende più complessa l’applicazione delle soglie di indennizzabilità e pone interrogativi sulla compatibilità tra coperture annuali e fenomeni che producono danni ripetuti nello stesso arco temporale. In tale contesto, la chiarezza delle definizioni contrattuali e la coerenza tra modellazione tecnica e formulazione giuridica del rischio diventano elementi centrali di tenuta del sistema.
Il Climate and Catastrophe Insight 2026 richiama inoltre l’attenzione sulla persistente asimmetria geografica del protection gap. Nei mercati avanzati, in particolare Nord America ed Europa, la quota di perdite assicurate continua a crescere, sostenuta dall’aumento dei valori esposti e da una maggiore penetrazione assicurativa. Al contrario, nelle economie emergenti la copertura rimane limitata, con conseguente trasferimento del costo delle catastrofi sui bilanci pubblici e sulle comunità locali. Questa frattura solleva questioni che travalicano la tecnica assicurativa e investono il ruolo del legislatore nel promuovere strumenti di copertura obbligatoria o semi-obbligatoria, schemi di partenariato pubblico-privato e incentivi alla diffusione di soluzioni parametriche.
Un ulteriore profilo di rilievo riguarda la crescente dipendenza del mercato assicurativo dai modelli di catastrofe e dai dati climatici avanzati. Aon sottolinea come l’aumento della volatilità climatica stia mettendo in discussione l’assunto di stazionarietà su cui si fondano molte elaborazioni attuariali. Dal punto di vista regolamentare e contrattuale, ciò impone una riflessione sulla trasparenza dei criteri di valutazione del rischio e sulla responsabilità degli operatori nell’uso di modelli predittivi sempre più complessi ma inevitabilmente imperfetti.
In questo scenario, il diritto assicurativo è chiamato a svolgere una funzione di equilibrio tra esigenze di sostenibilità tecnica del mercato e tutela degli assicurati. La crescente selettività dell’offerta, l’innalzamento dei premi e la riduzione delle capacità disponibili in alcune aree ad alto rischio rendono sempre più attuale il tema dell’accesso alla copertura come questione di policy, oltre che di mercato. Il report evidenzia come le soluzioni alternative di trasferimento del rischio, inclusi i mercati dei capitali e le coperture parametriche, rappresentino una risposta necessaria ma non sufficiente in assenza di un quadro normativo coerente.
Nel complesso, il Climate and Catastrophe Insight 2026 restituisce l’immagine di un settore che non può più limitarsi ad assorbire il rischio climatico, ma deve governarlo in modo strutturale. Per il giurista e per l’operatore del settore assicurativo, il dato climatico diventa così un elemento costitutivo del contratto, della regolazione e della stessa funzione sociale dell’assicurazione. Non si tratta più di adattarsi a eventi eccezionali, ma di costruire regole e strumenti adeguati a un rischio che è ormai parte integrante dell’ordinario.
09.06.2026