Un salvadanaio previdenziale per ogni nuovo nato, finanziato inizialmente dallo Stato e alimentato nel tempo dalle famiglie, per rafforzare la previdenza complementare e prevenire il rischio di povertà nell’età anziana. È la proposta sostenuta dal presidente dell’ANIA, Giovanni Liverani, nel corso del convegno «Previdenza universale: un salvadanaio per le nuove generazioni», organizzato il 28 ottobre a Roma. Un progetto che punta a coinvolgere direttamente il settore assicurativo e che, per diventare una misura strutturale, richiede incentivi fiscali, concorrenza tra operatori e un quadro normativo stabile.
Il rischio demografico e i limiti della previdenza attuale
L’iniziativa, ospitata a Palazzo Taverna, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del Governo e del settore finanziario e assicurativo per discutere il futuro della previdenza integrativa. Al confronto hanno partecipato, tra gli altri, il presidente della COVIP Mario Pepe e i sottosegretari Federico Freni, per l’Economia, e Claudio Durigon, per il Lavoro. Al centro del dibattito, la necessità di ampliare l’accesso alla previdenza complementare, affiancando al sistema pensionistico pubblico strumenti capaci di garantire maggiore sicurezza economica alle nuove generazioni.
Nel suo intervento di apertura, Liverani ha richiamato tre fattori che, agendo contemporaneamente, rischiano di compromettere l’equilibrio del sistema previdenziale italiano: l’aumento della longevità, la progressiva riduzione delle nascite e le difficoltà di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, spesso caratterizzato da retribuzioni contenute e percorsi contributivi discontinui.
A rendere ancora più evidente il problema è la limitata diffusione della previdenza integrativa. Secondo il dato richiamato dall’ANIA, soltanto il 38% dei lavoratori ha aderito a un fondo pensione, lasciando una parte consistente della popolazione esposta al rischio di una significativa riduzione del reddito al momento del pensionamento. La questione, quindi, non riguarda soltanto la sostenibilità finanziaria delle pensioni, ma anche la capacità del sistema di garantire un adeguato tenore di vita dopo la conclusione dell’attività lavorativa.
Un salvadanaio previdenziale fin dalla nascita
La risposta proposta dall’ANIA consiste nell’introdurre un meccanismo di previdenza complementare accessibile fin dalla nascita, attraverso una dotazione iniziale pubblica destinata a ciascun neonato e vincolata all’investimento in un piano previdenziale. Il capitale potrebbe successivamente essere incrementato dai genitori o dagli ascendenti entro il terzo grado, beneficiando di specifiche agevolazioni fiscali.
L’iniziativa, che Liverani auspica possa trovare spazio già nella legge di bilancio, sviluppa un’idea sostenuta nei mesi precedenti dal presidente della COVIP, Mario Pepe, e dal presidente dell’INPS, Gabriele Fava. Si affianca inoltre alla proposta di un Bonus Previdenza per i diciottenni, avanzata dall’ANIA nel luglio scorso.
L’obiettivo è duplice: favorire la formazione di un capitale previdenziale lungo l’intero arco della vita e avvicinare alla previdenza complementare anche le famiglie che oggi non utilizzano questi strumenti. La durata dell’investimento rappresenterebbe uno degli elementi qualificanti del progetto, consentendo di valorizzare l’accumulazione progressiva del risparmio.
Resta tuttavia da definire un aspetto essenziale: l’effettiva capacità della misura di garantire una copertura universale. La dotazione iniziale pubblica potrebbe assicurare l’accesso allo strumento, ma la crescita del capitale dipenderebbe anche dalla possibilità delle famiglie di effettuare versamenti successivi. Per evitare che le differenze reddituali si traducano in nuove disuguaglianze previdenziali, il sistema degli incentivi dovrebbe quindi prestare particolare attenzione ai nuclei economicamente più fragili.
Il ruolo delle assicurazioni e degli investimenti di lungo periodo
Per il settore assicurativo, la proposta rappresenta anche un’opportunità di rafforzamento del proprio ruolo nella previdenza complementare. Liverani ha sottolineato la necessità che il salvadanaio non venga affidato in esclusiva a un soggetto pubblico, ma sia costruito attraverso un modello aperto alla concorrenza tra previdenza pubblica, fondi pensione collettivi e forme pensionistiche individuali assicurative.
Secondo l’ANIA, la pluralità degli operatori potrebbe favorire il contenimento dei costi, il miglioramento dei rendimenti e l’innovazione dei prodotti. Un’impostazione che attribuirebbe alle compagnie un ruolo centrale nella gestione di risorse destinate ad accumularsi per periodi particolarmente lunghi.
La previdenza integrativa assumerebbe inoltre una funzione economica più ampia. I capitali raccolti, qualificati da Liverani come risparmio paziente, potrebbero contribuire al finanziamento di investimenti strategici, dalla transizione energetica alla digitalizzazione e alle infrastrutture.
Si tratta di una prospettiva rilevante, che richiede tuttavia un equilibrio tra sostegno all’economia reale e tutela degli aderenti. La destinazione del risparmio previdenziale verso investimenti di lungo periodo dovrà infatti rimanere coerente con le esigenze di sicurezza, diversificazione, liquidità e rendimento proprie degli strumenti pensionistici.
Fiscalità e stabilità normativa: le condizioni per il progetto
Nella parte conclusiva dell’intervento, Liverani ha collegato il futuro della previdenza integrativa al tema della fiscalità assicurativa, esprimendo contrarietà a eventuali prelievi straordinari sulle compagnie. Una posizione assunta proprio mentre era in discussione la manovra finanziaria, rispetto alla quale l’ANIA ha chiesto condizioni normative e fiscali stabili, capaci di sostenere investimenti e progetti di lungo periodo.
A conferma del peso economico e sociale del comparto, il presidente ha ricordato che nel 2025 le imprese assicuratrici hanno risarcito 18 milioni di cittadini e imprese per complessivi 42 miliardi di euro, erogando inoltre prestazioni previdenziali e assicurative per oltre 93 miliardi.
Il messaggio rivolto alle istituzioni è quello di valorizzare il settore assicurativo come parte della risposta alle principali sfide sociali, anziché considerarlo prevalentemente una fonte di gettito aggiuntivo.
La proposta del salvadanaio previdenziale si inserisce in questa prospettiva, ma il suo sviluppo dipenderà dalle scelte del legislatore, dalle risorse pubbliche disponibili e dalla definizione di regole che garantiscano trasparenza, sostenibilità dei costi e adeguata tutela del risparmio. Per le compagnie, la sfida non sarà soltanto ampliare il mercato della previdenza complementare, ma contribuire alla costruzione di un sistema realmente accessibile, nel quale la protezione del futuro pensionistico non dipenda esclusivamente dalla capacità di risparmio delle singole famiglie.
04.11.2026

