
Il quadro tracciato dall’ultimo report della COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione) di dicembre 2025 conferma che la previdenza complementare continua a rafforzarsi, pur restando attraversata da tensioni strutturali che ne condizionano lo sviluppo nel medio periodo.
Alla fine del 2025 le posizioni in essere superano gli 11,7 milioni, con una crescita annua del 5 per cento. Il dato, al netto delle duplicazioni, segnala un ampliamento della platea degli iscritti che appare tuttavia ancora selettivo. L’incremento è trainato soprattutto dai fondi del pubblico impiego (che segna un incremento di 42.500 posizioni) e quelli rivolti al settore edile (aumentati di 58.900 posizioni) i, che beneficiano della leva contrattuale e del contributo datoriale, anche quando di importo contenuto.
Le forme pensionistiche di mercato mostrano dinamiche differenziate. I fondi aperti crescono a ritmi sostenuti (+ 8,6 per cento), mentre i PIP evidenziano un’espansione più contenuta (+ 2,8 per cento), segno di una progressiva maturazione del segmento e di una maggiore sensibilità degli aderenti al tema dei costi e della qualità della gestione. Su questo terreno, il confronto competitivo con i fondi negoziali appare sempre più serrato.
Sul versante finanziario, la raccolta contributiva supera i 17 miliardi di euro, con un incremento superiore al 10 per cento rispetto al 2024. Le risorse destinate alle prestazioni raggiungono i 261 miliardi, consolidando il ruolo sistemico della previdenza complementare nel mercato dei capitali. La crescita dell’attivo è alimentata sia dal saldo previdenziale positivo sia dai risultati della gestione finanziaria, che nel 2025 ha beneficiato dei guadagni in conto capitale registrati sul portafoglio titoli.
I rendimenti confermano, ancora una volta, la centralità dell’orizzonte temporale. Nel breve periodo i comparti azionari e bilanciati registrano performance positive, mentre su base decennale (periodo 2015 – 2025) le linee a maggiore contenuto azionario offrono rendimenti netti medi annui prossimi o superiori al 5 per cento, significativamente più elevati rispetto alla rivalutazione del TFR (risultata pari al 2,5 per cento). Il dato assume particolare rilievo sul piano giuridico e regolatorio, poiché rafforza l’argomento a favore di una più ampia diffusione della previdenza complementare come strumento di tutela previdenziale effettiva.
Resta tuttavia evidente come il sistema continui a scontare un deficit di partecipazione, soprattutto tra i lavoratori più giovani e nei segmenti caratterizzati da carriere discontinue. In questa prospettiva, il report COVIP non offre soltanto una fotografia statistica, ma richiama implicitamente la necessità di un ripensamento degli strumenti di incentivo, informazione e protezione dell’aderente, anche alla luce dell’evoluzione del diritto europeo dei mercati finanziari e della crescente attenzione alla sostenibilità delle prestazioni previdenziali.
16.04.2026