04.11.2022 Icon

Inammissibilità della prova testimoniale sulla comunicazione scritta del licenziamento

Una Società datrice di lavoro ricorreva in Cassazione avverso la pronuncia della Corte d’appello che aveva confermato la mancata dimostrazione dell’adempimento in forma scritta del licenziamento intimato ad una lavoratrice, forma richiesta ad substantiam.

Ad avviso della ricorrente, infatti, la prova testimoniale resa nel giudizio di merito aveva dimostrato l’avvenuta consegna a mano della lettera di licenziamento alla lavoratrice e che, dunque, la comunicazione fosse avvenuta in forma scritta.

Inoltre, la ricorrente lamentava il mancato esercizio da parte del giudice del lavoro dei poteri istruttori d’ufficio, che la legge gli attribuisce espressamente, diretti a superare i limiti previsti dalla normativa codicistica ai fini della ricerca della verità sostanziale.

Le motivazioni addotte dalla datrice di lavoro non hanno, tuttavia, convinto la Corte di Cassazione, la quale respingeva il ricorso, dichiarandolo inammissibile per le seguenti ragioni.

Innanzitutto, secondo la Corte, la sentenza di merito impugnata aveva deciso in modo conforme ai precedenti della giurisprudenza di legittimità intervenuti in materia.

Nello specifico, nel precedente richiamato dalla Corte d’appello, era controversa – come nel caso in esame – la tempestiva redazione per iscritto della lettera di licenziamento.

In quell’occasione, la Suprema Corte aveva rilevato come:

  • non fosse consentita la prova testimoniale di un contratto di cui la legge prevede la forma scritta a pena di nullità, se non nel caso in cui il documento sia andato perduto senza colpa;
  • tale divieto non potesse essere superato neppure dalla norma che attribuisce al giudice del lavoro il potere di ammettere d’ufficio ogni mezzo di prova, posto che tale norma si riferisce non ai requisiti di forma previsti dalla legge, ma ai limiti fissati in via generale per la prova testimoniale;
  • il documento attestante il licenziamento che non rechi data certa di redazione in epoca anteriore o coeva all’estromissione del lavoratore non potesse supplire alla mancanza di forma scritta, né a tale mancanza poteva supplire la data riferita dai testimoni.

Richiamandosi a tale precedente, considerato univoco, chiaro e condivisibile, la Cassazione dichiarava inammissibile il ricorso in esame, perché privo di critiche valide a mutare orientamento.

Ricapitolando, dunque, qualora sia controversa la comunicazione per iscritto del licenziamento, forma richiesta dalla legge ad substantiam, non è possibile servirsi della prova testimoniale per rimediare a tale incertezza, con conseguente nullità del licenziamento medesimo.

Autore Francesca Lorenzi

Trainee

Bologna

f.lorenzi@lascalaw.com

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