02.12.2022 Icon

Comunicazione parcellizzata? Licenziamenti vanificati!

Un’azienda che voglia procedere ad un licenziamento collettivo deve rispettare una procedura complessa e specifica, che prevede delle regole ad hoc anche in tema di comunicazione finale dei lavoratori soggetti a tale procedura.

A tal riguardo, l’art. 4, comma 9, della Legge n. 223 del 1991 prevede espressamente che, entro sette giorni dalla comunicazione del recesso da parte del datore di lavoro, deve essere inviata agli uffici competenti nonché ai sindacati di categoria una comunicazione scritta contenente tutti i nominativi dei lavoratori e tutte le notizie sull’attuazione dei licenziamenti, con particolare riguardo all’indicazione specifica delle modalità di applicazione dei criteri di scelta.

Nella prassi, avviene che in un’unica procedura di licenziamento collettivo i lavoratori vengano licenziati in date diverse e che, quindi, i sette giorni entro cui inviare la comunicazione finale ai soggetti di competenza vengano fatti decorrere in modo non uniforme, a seconda delle diverse date di licenziamento.

Ebbene, nel tempo sono sorti dei dubbi sulla liceità di tale pratica e anche la Corte di Cassazione è stata investita di tale questione, pronunciandosi varie volte sull’argomento, da ultimo il 31 ottobre appena trascorso.

Il caso di specie vedeva ricorrere in Cassazione una Società che aveva effettuato più comunicazioni ex art. 4, comma 9, in momenti diversi.

La Cassazione, richiamandosi espressamente ai suoi precedenti, ha ribadito che la comunicazione finale deve essere unica ed effettuata nel termine di legge.

A supporto di questo principio, ha aggiunto che tale comunicazione, per assolvere alla funzione cui è normativamente preordinata, non possa essere parcellizzata in tante comunicazioni, ciascuna limitata ai lavoratori fino a quel momento licenziati ed effettuata entro sette giorni dai singoli licenziamenti, ma debba essere unica, così da esprimere l’assetto definitivo sull’elenco dei lavoratori da licenziare e sulle modalità di applicazione dei criteri di scelta.

Una comunicazione che non risponde a quanto sopra risulta quindi inidonea, sotto i profili di trasparenza informativa, completezza contenutistica e di rispetto della rigida scansione procedimentale, a consentire un adeguato controllo alle parti sociali ed alle amministrazioni interessate.

La Corte è stata dunque chiara ed ha ribadito che ad una procedura di licenziamento collettivo deve corrispondere una comunicazione finale.

A nostro avviso, tale principio, a cui tutti si dovranno attenere, sarà di difficile applicazione pratica, soprattutto nelle procedure che prevedono l’adesione volontaria dei lavoratori, che può avvenire in momenti diversi.

Autore Francesca Lorenzi

Trainee

Bologna

f.lorenzi@lascalaw.com

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