28.08.2023 Icon

Abbiamo finalmente trovato Satoshi Nakamoto?

Nel febbraio 2023 un giudice inglese, il giudice Mellor, ha negato al Dr Craig Wright (informatico, imprenditore e inventore nel campo delle cryptocurrencies) l’autorizzazione a presentare una richiesta di risarcimento per la violazione di copyright relativa al Bitcoin File Format (BFF).

Mellor ha respinto la tesi secondo cui potesse sussistere una violazione del diritto d’autore su un formato di file utilizzato nel sistema Bitcoin.

In particolare, la questione era emersa nell’ambito dell’ampio contenzioso – che coinvolgeva 26 soggetti tra sviluppatori del Bitcoin Core e la partnership BTC – intentato dal dottor Craig Wright, il quale sosteneva di essere il creatore del sistema Bitcoin, di aver scritto il codice originale e di essere l’autore del White Paper di Bitcoin. Sosteneva, inoltre, di essere la persona che ha reso disponibile al pubblico il White Paper il 31 ottobre 2008 con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, la cui reale identità, com’è noto, è ancora sconosciuta (il giudice, infatti, ha chiarito che la “questione dell’identità” sarebbe stata oggetto di un ulteriore processo a tempo debito).

Tale dott. Wright aveva affermato quindi di essere il titolare di copyright sul White Paper di Bitcoin, sul Bitcoin File Format e sul database associato alla blockchain e che tali diritti fossero stati violati.

Il giudice aveva ritenuto che le rivendicazioni in materia di diritto di banca dati e di violazione del diritto d’autore del Libro Bianco sollevassero questioni serie da giudicare e si era chiesto se il formato del file Bitcoin fosse stato correttamente definito, un principio noto come “fissazione” (un principio di applicazione generale richiamato dalla Convenzione di Berna e dalla Convenzione di Roma).

Infatti, l’articolo 3 del Copyright Designs and Patents Act inglese del 1988 stabilisce che il diritto d’autore non sussiste su un’opera letteraria a meno che e fino a quando non venga registrata, per iscritto o in altro modo. Il giudice pertanto aveva concluso che, affinché il diritto d’autore potesse applicarsi, il formato di un file dovesse contenere sia un proprio contenuto che una propria struttura identificabile e che il fatto che si potesse identificare la fissazione fosse una condizione necessaria, ma non sufficiente, per la sussistenza del copyright.

Mellor aveva così spiegato: «Sono portato a concludere che non ci sono segni evidenti nel file tali da rendere identificabile e percepibile la struttura…non c’è alcuna prova che il Bitcoin File Format sia definito in qualsiasi parte del software o nei primi blocchi scritti sulla Blockchain, al contrario del software Bitcoin che semplicemente legge e scrive file in quel formato».

Aveva poi aggiunto che: «Pur riconoscendo che la legge sul diritto d’autore debba continuare a confrontarsi con le nuove tecnologie digitali, non vedo alcuna prospettiva che essa, così come attualmente enunciata e compresa nella giurisprudenza, permetta la protezione del diritto d’autore di materiale che non è espresso o fissato da nessuna parte».

Ciononostante, la Corte d’Appello ha accolto l’istanza del Dr Wright, pronunciandosi a suo favore e ribaltando la precedente decisione, dopo aver discusso del requisito della “fixation – assimilabile al nostro diritto di fissazione, il quale consiste nell’autorizzare la registrazione della propria creazione su supporto fisico – richiesto dalla normativa britannica.

Il concetto di “fixation” del diritto d’autore è applicabile anche ai Bitcoin?

Il giudice della Corte d’Appello ha individuato ben cinque carenze argomentative nella sentenza di primo grado.

In primo luogo, l’affermazione del giudice Mellor secondo cui non era stata identificata alcuna creazione rilevante confondeva l’opera in sè con la sua registrazione e fissazione: il BFF è stato infatti chiaramente identificato come opera nel 2009, ossia quando è stato scritto il primo blocco nella blockchain di Bitcoin, il nodo da sciogliere era come e quando fosse stato registrato e se fosse ancorato ad una determinata struttura tangibile, non se il Bitcoin File Format sia una creazione o meno.

In secondo luogo, i presupposti enunciati per la registrazione richiedevano che vi fosse un contenuto chiaro che definisse la struttura del BFF, ma ciò non è necessariamente corretto: infatti, è sufficiente che la struttura dell’opera sia registrata e fissata in modo completo e inequivocabile.

In terzo luogo, il giudice non ha applicato il cosiddetto test di Levola (nato da un tentativo di ottenere la tutela del diritto d’autore per il gusto di una salsa al formaggio), ovvero: il Bitcoin File Format era riconoscibile con sufficiente precisione e obiettività? La prova presentata dal dottor Wright, secondo cui dei terzi erano stati in grado di distinguere chiaramente la struttura del BFF, diventava in questo modo rilevante.

In quarto luogo, il giudice non ha considerato la ratio del requisito della fissazione, che serve sia a dimostrare l’esistenza dell’opera sia a delimitare l’ambito della protezione ad essa applicabile. Anche in questo caso, la prova già menzionata ha contribuito a rendere più forte e concreta la pretesa del dottor Wright.

In quinto luogo, il giudice della Corte d’Appello ha affermato che non è necessario dimostrare una catena causale tra l’opera soggetta a copyright e le presunte violazioni e ciò perché: «Il diritto d’autore su un’opera letteraria protegge l’opera come astrazione immateriale, non il particolare supporto tangibile in cui l’opera può essere stata fissata. Non è necessario che il titolare del diritto d’autore provi che la fissazione su cui si fa affidamento ai fini della sussistenza della creazione sia stata copiata, ma solo che l’opera sia stata effettivamente copiata».

In conclusione

La sentenza della Corte ha analizzato in modo approfondito il requisito della fissazione, considerando ai fini del ragionamento logico necessario per arrivare alla decisione, anche i trattati internazionali pertinenti (Convenzione di Berna, TRIPS, WIPO) e la giurisprudenza del Regno Unito e dell’UE.

Il giudice Arnold ha voluto sottolineare che, per ricevere una tutela specifica, devono essere soddisfatte due condizioni: l’oggetto deve essere originale, nel senso che si deve trattare di una creazione intellettuale propria dell’autore e deve essere espresso in un modo che lo renda identificabile con sufficiente precisione e obiettività.

La decisione della Corte d’Appello costituirà un importante precedente, per questo motivo il Bitcoin Legal Defense Fund (BLDF), un’organizzazione fondata dall’ex CEO di Twitter Jack Dorsey per fornire supporto legale agli sviluppatori (e che difende i 26 imputati nel caso Wright), sostiene che una simile giurisprudenza potrebbe potenzialmente minacciare la comunità del software open source, in quanto gli sviluppatori potrebbero dover affrontare azioni legali da parte di individui che reclamano la proprietà del formato del file.

Con l’avanzare del contenzioso giuridico, l’esito del procedimento modellerà indubbiamente il panorama delle criptovalute e dell’elaborazione di software open source. Il verdetto del tribunale avrà conseguenze di vasta portata, stabilendo la base per eventuali rivendicazioni relative alla proprietà intellettuale nel dominio digitale e le possibili implicazioni per i creatori di software e per gli innovatori.

Autore Gaia Anna Lenoci

Stage

Milano

g.lenoci@lascalaw.com

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