Il numero n. 72 della collana “Mercati, infrastrutture, sistemi di pagamento”, pubblicato dalla Banca d’Italia lo scorso novembre ha ad oggetto le statistiche sugli strumenti finanziari tokenizzati; in particolare, “Prendendo spunto dalle caratteristiche del comparto delle cripto-attività”, “Il lavoro ha come obiettivo principale quello di descrivere il gap informativo sugli strumenti finanziari digitalizzati, delineare le linee guida di una eventuale data gaps initiative sulla materia e fornire alcuni spunti per attenuarlo”.
Il documento prende le mosse dalla considerazione che l’adozione della tecnologia a registro distribuito (DLT), basata sulla blockchain, costituisce un’importante evoluzione dei processi di creazione, trasferimento e gestione di prodotti e servizi finanziari. In particolare, tra le varie applicazioni della DLT, la tokenizzazione degli strumenti finanziari (asset tokenization) è considerata dagli operatori del settore come una delle aree destinata a maggior crescita.
All’esito dell’analisi condotta, è infatti emerso che:
“I principali operatori del settore della finanza digitale sono concordi nel ritenere che l’asset tokenization basata sulla tecnologia dei registri distribuiti (DLT) potrebbe registrare un forte sviluppo nei prossimi anni. Ampio è il consenso sui vantaggi che la completa digitalizzazione degli strumenti finanziari può apportare in termini di maggiori opportunità di investimento e indebitamento per investitori ed emittenti associate a tempi e costi notevolmente inferiori”.
Tuttavia, l’analisi in questione mette al contempo in guardia dai rischi connessi all’evoluzione tecnologica in atto, rammentando che
“non devono essere trascurate le preoccupazioni da parte delle autorità di controllo per i rischi che potrebbero originarsi da tale comparto a causa della sua ancora parziale regolamentazione e che potrebbero trasferirsi alla finanza tradizionale e, da questa, all’economia reale.
L’Unione europea con l’adozione del Digital Finance Package ha avviato delle iniziative legislative con l’obiettivo di promuovere l’innovazione, ridurre la frammentazione dei mercati finanziari, dare supporto alla trasformazione digitale e mitigare i rischi tecnologici.
L’Italia, con la conversione in legge del decreto Fintech, che ha introdotto la disciplina dell’emissione e circolazione degli strumenti finanziari in forma digitale, si è allineata alle best practises europee. Tra i progetti già avviati spicca quello promosso da Assogestioni in collaborazione con l’industria per l’emissione on-chain dei prodotti del risparmio gestito e l’inclusione nei portafogli sottostanti di asset tokenizzati. (…) Inoltre, a luglio 2024 la Cassa Depositi e Prestiti ha emesso in Italia il primo bond digitale; la Banca d’Italia ha fornito il supporto tecnico per il regolamento della transazione con moneta di banca centrale”.
Tuttavia, è evidente che “La ridotta regolamentazione e la mancanza di sistemi centralizzati di negoziazione e regolamento rendono i dati sugli asset digitalizzati ancora non adeguati sotto l’aspetto quantitativo e qualitativo”.
Le autorità di vigilanza, dunque, in particolare le banche centrali, a cui fa capo la produzione delle statistiche finanziarie ufficiali, stanno affrontando una sfida complessa.
Infatti, il ritmo con cui progetti sempre nuovi si affacciano sul mercato lascia intuire che siano ormai vicine innovazioni importanti su larga scala.
A fronte di ciò, è sempre più necessario riflettere su quali siano gli strumenti più adeguati per colmare le attuali carenze informative, così da evitare che, con l’accelerazione della digitalizzazione, le statistiche ufficiali non riescano a tracciare adeguatamente i dati riguardanti mercati ed intermediari.
In questa direzione, il lavoro effettuato da Banca d’Italia contribuisce senz’altro a definire delle linee guida e degli spunti idonei ad attenuare il gap informativo in materia, in un’ottica di sempre maggior cooperazione tra le autorità di vigilanza, le banche centrali e gli istituti di statistica.
10.04.2026