16.01.2023 Icon

Via libera ai finanziamenti stipulati per estinguere prestiti preesistenti

Il Tribunale di Verona ha ribadito la possibilità di poter estinguere debiti preesistenti verso la Banca creditrice mediante la stipula di un contratto di finanziamento.

Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo in esame, parte opponente chiedeva la nullità del contratto di finanziamento per carenza e/o illegittimità della causa, poiché lo stesso era stato stipulato allo scopo di estinguere debiti già sussistenti in capo alla stessa nei confronti della medesima Banca creditrice, anziché per finanziare il richiedente.

Il giudice, nel rigettare l’eccezione sollevata, ha evidenziato che “[…] sembra francamente difficile dubitare dell’esistenza di una causa o della liceità della stessa nel caso in cui le parti abbiano deciso di destinare la somma mutuata allo scopo di estinguere debiti precedentemente contratti dal mutuatario verso la stessa banca mutuante. Attraverso un’operazione del genere, infatti, le parti perseguono inequivocabilmente finalità novative assolutamente lecite attraverso la sostituzione di un debito, solitamente scaduto, con un nuovo debito, normalmente dilazionato, a condizioni diverse ed assistito da garanzie reali o personali. Anche la prevalente giurisprudenza di legittimità ha affermato che: • il cosiddetto “mutuo solutorio”, stipulato per ripianare la pregressa esposizione debitoria del mutuatario verso il mutuante, non è nullo – in quanto non contrario né alla legge, né all’ordine pubblico – e non può essere qualificato come una mera dilazione del termine di pagamento del debito preesistente oppure quale “pactum de non petendo” in ragione della pretesa mancanza di un effettivo spostamento di denaro, poiché l’accredito in conto corrente delle somme erogate è sufficiente ad integrare la “datio rei” giuridica propria del mutuo e il loro impiego per l’estinzione del debito già esistente purga il patrimonio del mutuatario di una posta negativa. (Cass. 23149/2022); • il mutuo solutorio non è nullo, perché “il ripianamento della passività costituisce in definitiva una possibile modalità di impiego dell’importo mutuato” (Cass. 37654/2021); • deve ritenersi “superato il precedente indirizzo” secondo cui il mutuo solutorio è un contratto simulato oppure illecito; “il ricorso al credito come mezzo di ristrutturazione del debito è previsto dalla stessa normativa vigente, che a mezzo degli artt. 182-bis e 182-quater della legge fall.” (Cass. 4964/2021)”.

Secondo quanto previsto dall’art. 121 TUB, l’espressione: “contratto di credito indica il contratto con cui un finanziatore concede o si impegna a concedere a un consumatore un credito sotto forma di dilazione di pagamento, di prestito o di altra facilitazione finanziaria”.

Dunque, per contratto di credito al consumo non si intende unicamente quel contratto con il quale un consumatore riceve una somma di denaro, ma anche quel negozio giuridico con cui si concede un credito sotto forma di dilazione di pagamento, oppure di altra agevolazione finanziaria.

Autore Federico Iannicelli

Trainee

Milano

f.iannicelli@lascalaw.com

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