20.01.2023 Icon

Piano di ammortamento “alla francese”? C’est magnifique!

L’interrogativo attuale che ruota intorno al piano di ammortamento alla francese viene magistralmente chiarito dal Tribunale di Ferrara.

Tramite di un excursus logico-argomentativo lineare, il Tribunale affronta il tema delle caratteristiche fisiologiche del predetto metodo di rimborso, rinnegando la sussistenza di alcun fenomeno di capitalizzazione, respingendo la tesi inerente la presunta applicazione dell’interesse composto e fugando ogni dubbio in ordine all’inapplicabilità dell’art. 117 TUB. 

In ispecie, il Giudice ha ritenuto dapprima di rammentare la portata di cui all’art.1283 c.c., ravvisando tre diverse deroghe alla predetta disposizione inquadrabili nell’anatocismo giudiziale, usuale e in quello di matrice convenzionale, quest’ultimo rilevante ai fini della pronuncia in discorso, lamentando controparte la sussistenza di un effetto anatocistico in mancanza di apposita pattuizione tra le parti. Operata tale premessa, il Giudicante ha quindi ritenuto utile chiarire metodologicamente lo sviluppo del metodo di rimborso in contestazione, osservando che la connotazione essenziale del piano di ammortamento alla francese risiede nel mantenere la rata da corrispondere periodicamente a restituzione della somma mutuata, costante: affinché venga garantita una rata fissa è, infatti, necessario il progressivo decrescere della quota interessi con un aumento della quota capitale, senza che ciò tuttavia comporti alcuna capitalizzazione degli interessi. Ciò in quanto: “Dal piano di ammortamento, dalla prima all’ultima, la quota interessi si presenta all’inizio assai alta, perché calcolata sul totale del debito, e poi progressivamente decresce, perché calcolata su un debito residuo sempre inferiore; invece, la quota capitale si presenta all’inizio assai bassa e poi cresce, quale effetto matematico dell’importo costante della rata. Tale modalità di rimborso resta comunque nella formula dell’interesse semplice, non essendovi alcun elemento, nella struttura matematica e finanziaria propria del piano di ammortamento alla francese che porti alla generazione di interessi composti. Privo di riscontri è l’assunto per cui l’ammortamento alla francese comporterebbe che gli interessi applicati finiscano per essere calcolati non solo sul capitale, ma anche sugli interessi nel frattempo maturati, dando automaticamente luogo a una capitalizzazione di interessi non consentita dalla legge:il conteggio degli interessi, qualsiasi sia la durata complessiva del piano e la cadenza periodica dei pagamenti, è sempre e comunque effettuato solo sul debito residuo, sul capitale, cioè, che rimane da restituire alla banca mutuantePartendo poi dall’interesse, il metodo consente di calcolare per differenza la quota capitale del pagamento, la cui restituzione viene portata a riduzione del debito. In tal modo, l’interesse non viene sommato al capitale, e non è mai produttivo di altro interesse, ma, tramite pagamenti periodici, viene separato dal capitale medesimo, il quale solo rimane produttivo di interessi (….) È quindi irrilevante, nell’ottica sia dell’art. 117 T.U.B. che delle delibere CICR, il fatto che non sia esplicitato il criterio utilizzato per il calcolo della rata. Il Tribunale di Ferrara attraverso un’esposizione tecnico-metodologica rigorosa ha messo in luce il corretto funzionamento del piano di ammortamento alla francese, che esclude in radice qualsiasi capitalizzazione degli interessi, essendo gli stessi applicati al solo debito residuo da restituire, con conseguente infondatezza delle censure avversarie al riguardo. 

Il Magistrato ha, poi, inteso affrontare la presunta mancata indicazione del tasso annuo effettivo, precisando dapprima che nell’ambito dei contratti di mutuo non sussiste alcuna obbligatoria indicazione del predetto parametro, affermando espressamente che “non vi è alcun obbligo di indicare il TAE perché non essendovi capitalizzazione infrannuale si è al di fuori del perimetro di cui all’art.6 della Delibera Cicr del 09 febbraio 2000”. Non solo. Il Giudice ha rimarcato che l’apparente difformità del tasso annuo effettivo rispetto al tasso annuo nominale è una contingenza naturale, definendola “’un’ovvia conseguenza della modalità di rimborso con garanzia di rata costante”, circostanza che ha condotto il Tribunale di Ferrara ad escludere – ancora una volta – l’applicabilità di cui alle conseguenze sanzionatorie dell’art. 117 TUB, reclamate da controparte. Nel provvedimento in commento emerge, infine, come il piano di ammortamento alla francese non possa determinare alcun aumento artificioso del tasso di interesse essendo gli stessi “conosciuti e conoscibili sulla base degli elementi contenuti nel contratto e non sono esposti ad una crescita indefinita poiché la loro produzione termina quando si conclude il periodo programmato di ammortamento”.

Il Tribunale di Ferrara, sulla scorta delle considerazioni innanzi esposte, ha quindi rigettato le avverse doglianze, condannando controparte alla refusione delle spese di lite in favore della Banca. 

Autore Diana Franchetti

Associate

Milano

diana.franchetti@uniqlegal.it

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