13.04.2022 Icon

Il contratto di mutuo e l’ammortamento alla francese

Con la decisione in esame, il Collegio di Bologna si è pronunciato su un reclamo in relazione ad un contratto di mutuo fondiario – stipulato in data 16/06/2016 per l’importo di euro 130.000, da rimborsare in 180 rate mensili – con cui parte ricorrente chiedeva che fosse definito il rapporto di dare e avere tra le parti.

A fondamento della propria domanda, il reclamante lamentava che, dalla consulenza tecnica allegata al ricorso, sarebbero emerse una serie di anomalie quali: (i) l’anatocismo e (ii) l’indeterminatezza del tasso di interesse per mancata indicazione del regime finanziario applicato.

Sulla base delle anomalie lamentate, parte ricorrente chiedeva che fosse accertata e dichiarata la violazione dell’art. 117 TUB e che, per l’effetto, fosse ricalcolato il piano di ammortamento del mutuo ex art. 117 comma 7 TUB, con conseguente condanna dell’Istituto di credito convenuto alla restituzione per il mutuo della somma di euro 18.440,7 a titolo di interessi pagati, dati dalla differenza tra gli interessi corrisposti e quelli ricalcolati al tasso legale.

L’Istituto di credito chiedeva il rigetto del reclamo, lamentandone l’illegittimità in quanto generico ed indeterminato e, nel merito, osservava che:

  • in ordine all’anatocismo, nel piano di ammortamento alla francese, per consolidato orientamento dell’Arbitro e della giurisprudenza, il piano di ammortamento in esame (caratterizzato da rate di rimborso costanti in cui la quota capitale è crescente e viceversa quella degli interessi decresce) non dà luogo ad un effetto anatocistico;
  • in relazione alla mancata indicazione nel contratto di mutuo del TAE, che porterebbe all’indeterminatezza del tasso di interesse, la normativa di trasparenza in vigore non prevede uno specifico obbligo normativo nel contratto di mutuo fondiario.

Il Collegio, con la decisione in commento ha evidenziato che, circa la mancata indicazione del TAE, è orientamento consolidato dei Collegi ritenere che l’indicazione del TAE in contratto non sia imposta dalla normativa vigente e che, comunque, il valore dello stesso è ricavabile dal TAEG/ISC.

In merito all’asserito anatocismo e sulla mancata specificazione del regime finanziario del finanziamento, il Collegio ha osservato che, nella documentazione contrattuale a disposizione, viene espressamente indicato che l’ammortamento si sarebbe sviluppato alla francese; sul punto, il Collegio ha evidenziato come la parte ricorrente avesse lamentato, in particolare, che nel contratto non fosse specificato il regime finanziario applicato e che il consulente tecnico avesse accertato l’applicazione di un ammortamento ad interessi composti e non invece ad interessi semplici.

Relativamente all’ammortamento alla francese, il Collegio ha chiarito che è orientamento consolidato dell’ABF escludere che la rata comprenda il regime dell’interesse composto, essendo stato affermato che “ciascuna rata ingloba interessi, semplici (non composti), sempre calcolati, al tasso nominale, sul residuo capitale da restituire (com’è corretto: gli interessi essendo il corrispettivo del godimento del denaro da altri concesso; cfr. l’art. 821, comma 3, c.c. e che «l’anatocismo, rilevante agli effetti dell’art. 1283 c.c., si determina soltanto se gli interessi maturati sul debito in un dato periodo si aggiungono al capitale, costituendo in tal modo la base di calcolo produttiva di interessi. Per contro, la previsione di un piano di rimborso con rata fissa costante, vale a dire l’ammortamento “alla francese”, non comporta violazione dell’art. 1283 c.c., giacché gli interessi di periodo vengono calcolati esclusivamente sul capitale residuo e alla scadenza della rata gli interessi maturati non vengono capitalizzati, ma sono pagati come quota interessi della rata di rimborso”.

Conformemente ai precedenti dell’Arbitro, il Collegio ha quindi chiarito che non vi è incompatibilità tra piano di ammortamento alla francese e tasso variabile. 

A tal proposito, inoltre, il Collegio ha rilevato che la giurisprudenza di merito ha osservato che “L’opzione per l’ammortamento alla francese, oltre a non comportare una violazione del divieto di anatocismo o l’applicazione di un tasso superiore a quello dichiarato in contratto, non pone neppure problemi di determinatezza delle pattuizioni contrattuali, perché una volta raggiunto l’accordo sulla somma mutuata, sul tasso, sulla durata del prestito e sul rimborso mediante un numero predefinito dì rate costanti, la misura della rata discende matematicamente dagli indicati elementi contrattuali: il rimborso di un mutuo acceso per una certa somma, ad un certo tasso e con un prefissato numero di rate costanti, può avvenire solo mediante il pagamento di rate costanti di quel determinato importo”.

In conclusione, il Collegio ha ritenuto, dunque, di confermare il costante orientamento dell’ABF, che considera prive di ogni fondamento le doglianze di anatocismo relative al calcolo delle quote di capitale e di interessi da corrispondere con le singole rate, secondo il metodo cosiddetto “alla francese”, affermando la piena legittimità di tale operazione.

Sulla scorta di tali argomentazioni, il Collegio ha rigettato il ricorso presentato.

ABF, Collegio di Bologna, 2 marzo 2022, n. 3879

Veronica Polei – v.polei@lascalaw.com

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