26.10.2022 Icon

Carte di pagamento e operazioni contestate: quando l’intermediario non è tenuto al risarcimento

La questione sottoposta all’Arbitro di Napoli concerneva l’asserito utilizzo fraudolento di una carta prepagata intestata alla ricorrente, mediante due operazioni di ricarica effettuate dalla stessa presso uno sportello ATM. 

Infatti, l’istante, in sede di ricorso, riferiva di aver ricevuto un sms, proveniente presumibilmente dall’intermediario, con il quale le veniva comunicato di presunte anomalie sul proprio conto corrente; veniva, quindi, contattata telefonicamente da un operatore che si qualificava come dipendente dell’intermediario e la inviata a recarsi al più vicino ATM. La ricorrente eseguiva, pertanto, due operazioni che l’operatore le impartiva.

L’istante, resasi conto dell’addebito, adiva il Collegio dell’ABF lamentando l’inidoneità dei sistemi di sicurezza dell’intermediario.

Il Collegio, nel dirimere la questione, ha evidenziato come le operazioni in questione erano state correttamente e volontariamente disposte dalla ricorrente, e ha, pertanto, respinto il ricorso.

Infatti, l’arbitro ha ricordato come le operazioni contestate sono disciplinate dal d. lgs. 27 gennaio 2010, n. 11, come modificato dal d. lgs. 15 dicembre 2017, n. 218 di recepimento della direttiva (UE) 2015/2366 relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno (c.d. PSD 2), entrato in vigore il 13/01/2018; e in particolare, all’art. 5 del D.lgs. 11/2010, viene disposto che “Il consenso del pagatore è un elemento necessario per la corretta esecuzione di un’operazione di pagamento. In assenza del consenso, un’operazione di pagamento non può considerarsi autorizzata” e “Il consenso ad eseguire un’operazione di pagamento o una serie di operazioni di pagamento è prestato nella forma e secondo la procedura concordata nel contratto quadro o nel contratto relativo a singole operazioni di pagamento…”.

Il Collegio ha, pertanto, evidenziato come per le operazioni contestate alcun rimborso poteva essere concesso, essendo state correttamente autorizzate ed effettuate volontariamente dall’istante.

Infatti, oltre al requisito della volontarietà, le predette operazioni non potevano configurarsi come “non autorizzate”, proprio in ragione del fatto che la titolare della carta le aveva compiute, e ciò secondo l’orientamento consolidato dell’ABF, secondo il quale “sulla base della documentazione agli atti, e, in particolare, delle dichiarazioni confessorie rilasciate dal ricorrente in sede di denuncia, risulta che lo stesso – seguendo le istruzioni di un truffatore – ha personalmente effettuato l’operazione di trasferimento di denaro oggetto di contestazione, prestando il suo consenso all’esecuzione della stessa. Per quanto la volontà del cliente di effettuare tale operazione sia stata viziata per effetto del raggiro subìto dal terzo ignoto, l’intermediario non poteva che considerare autorizzato il pagamento effettuato personalmente dal titolare dello strumento di pagamento, non avendo alcuna possibilità di accorgersi della truffa perpetrata ai danni del cliente. Non potendosi configurare come non autorizzata l’operazione compiuta personalmente dal ricorrente, sia pure sulla base del vizio di volontà sopra descritto, non sussistono i presupposti previsti dalla normativa sopra richiamata per un rimborso della somma a favore del medesimo” (così, Coll. Milano, decisione n. 11546/2019). 

Il Collegio, ravvisando la negligenza della ricorrente, ha per l’effetto respinto il ricorso.

Autore Michele Mainetti

Associate

Milano

m.mainetti@lascalaw.com

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