01.09.2023 Icon

Evergrande potrebbe diventare la nuova Lehman Brothers

Secondo molti analisti, Pechino potrebbe trovarsi di fronte a uno scenario in pieno stile Lehman Brothers. Ci riferiamo chiaramente al crollo sotto il peso dei mutui subprime della banca d’affari USA nel 2008, che portò alla crisi economica mondiale di 16 anni fa.

Evergrande, secondo real estate developer cinese – alle spalle dell’altro gigante Country Garden, anch’esso insolvente – negli Stati Uniti (dove è quotata a Wall Street) ha presentato richiesta di fallimento ricorrendo al Chapter 15, che garantisce la protezione dai creditori nelle ipotesi di bancarotta (anche al fine di proteggere i suoi asset esteri).

Sul punto Evergrande, allontanando gli scenari più negativi, ha chiarito con un comunicato che “la società sta portando avanti la sua ristrutturazione del debito offshore come previsto. L’istanza depositata a Manhattan è una normale procedura di ristrutturazione del debito offshore e non comporta istanza di fallimento”.

I mercati globali e i player del settore hanno una sola domanda: la gigantesca crisi legata al settore immobiliare cinese può generare un nuovo crac mondiale in pieno stile Lehman Brothers del 2008? E’ possibile, quindi, che la crisi del settore immobiliare – che in Cina rappresenta circa il 30% del Pil cinese (il doppio degli Usa) – generi un effetto a cascata?

Quali sono le cause di questa crisi? Il rallentamento dell’economia cinese sarebbe il risultato di un debito che è nel tempo mutato e si è consolidato (come negli Usa pre-2008), alimentandosi con la pandemia di coronavirus, deflazione, prezzi in calo, contrazione della spesa interna. Inoltre, l’enorme stimolo degli investimenti post crisi 2008 ha generato il boom delle costruzioni immobiliari, ma con un effetto boomerang. Dopo anni di costruzione di abitazioni e uffici, il settore immobiliare ha prodotto rendimenti decrescenti – tale risultato non stupisce più di tanto tenuto conto che il reddito pro capite è rimasto relativamente basso. Nella prima metà del 2023, il numero di immobili pignorati messi all’asta in Cina è salito di quasi il 20% su base annua, con lavoratori incapaci di soddisfare i propri crediti, lasciando senza abitazione chi aveva versato acconti per appartamenti incompiuti. Tale situazione, tra l’altro, potrebbe generare un boicottaggio di massa dei mutui.

Cosa ci aspetta? Uno scenario tutto in divenire al quale vanno ad aggiungersi la guerra in Ucraina e le tensioni geopolitiche altalenanti tra Washington e Pechino che potrebbero aumentare con la richiesta del chapter 15. I tentativi egemonici della Cina potrebbero essere vanificati dalla stagnante economia del paese o, nel peggiore dei casi, potrebbero essere rafforzati se Pechino ritenesse che la causa della crisi fossero gli Stati Uniti.

Autore Tiziano Berti

Associate

Milano

Tiziano.Berti@uniqlegal.it

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