09.09.2022 Icon

Primo semestre 2022, i fallimenti restano lontani dai livelli pre-pandemia

Nel corso del primo semestre 2022 sono stati dichiarati 3.957 fallimenti, ossia un numero di poco superiore (+8,79%) rispetto a quelli intervenuti (3.637) nell’arco dei primi tre mesi del 2013, allorché iniziavano a manifestarsi i primi effetti derivanti dalla crisi del debito sovrano che nel 2012 aveva causato una contrazione del PIL (-2,8%).

Il numero dei fallimenti dichiarati annualmente raggiungeva l’apice nel 2014 (15.336) per poi conoscere, a partire dal primo trimestre 2015, una graduale discesa.

Già prima della diffusione della pandemia Covid-19 risultava, dunque, in atto una riduzione, benché regolare e “senza strappi”, del numero dei nuovi fallimenti.

Tale tendenza non mutava nemmeno nel corso del 2019 al termine del quale venivano dichiarati complessivamente 11.108 fallimenti a fronte degli 11.233 contabilizzati nel 2018. 

Nel 2020 la normativa emergenziale varata dal Governo (decreto-legge, 08 aprile 2020, n. 23) aveva l’effetto di ridurre drasticamente il numero dei fallimenti dichiarati; tant’è che nel corso del primo semestre 2020 se ne contavano appena 673 e al termine dell’anno -27% rispetto al 2019.

Successivamente, stante il venir meno del c.d. “blocco dei fallimenti”, nel corso dei primi mesi del 2021 si assisteva, benché non venissero mai raggiunti i livelli pre pandemici, ad una crescita del numero dei nuovi fallimenti per poi calare, però, durante l’ultimo trimestre.

Il numero dei fallimenti dichiarati risaliva nel corso del primo trimestre 2022 (+3,9% rispetto all’ultimo trimestre 2021) e cresceva anche durante il secondo trimestre 2022 (+6,38% rispetto al primo trimestre 2022).

Numeri alla mano è, però, da escludersi che il numero dei fallimenti dichiarati nel corso del corrente anno possa attestarsi sui livelli fatti segnare nel 2019, smentendo pertanto le previsioni elaborate da Banca d’Italia a inizio 2021 secondo cui, per effetto della forte contrazione del Pil verificatesi nel 2020, durante il biennio 2021-2022 si sarebbe dovuto assistere ad un surplus di 2.800 fallimenti rispetto al 2019 cui associare 3.700 c.d. “fallimenti mancanti” in virtù dell’“imbuto” creatosi nell’anno della pandemia[1].

Ma vi è di più: confrontando il dato relativo al primo semestre 2022 con quello fatto segnare nel medesimo periodo del 2021 e del 2019 è possibile notare un calo rispettivamente del 20% e del 30%.

Senza trascurare che il numero dei fallimenti dichiarati nel primo semestre 2022 risulta maggiore rispetto a quello contabilizzato nel medesimo periodo 2020 (+36%), ma inferiore se confrontato con il dato relativo al secondo semestre 2020 (-17%).

Azzardando (ma non più di tanto) una previsione è molto probabile che il numero dei fallimenti dichiarati nel 2022 possa superare quello del 2020, ma, salvo sorprese, non si avvicinerà nemmeno lontanamente ai numeri fatti segnare nel 2021 e, a maggior ragione, nel 2019.

Ci si può domandare, dunque, se il basso tasso di fallimenti sia sinonimo di un generale benessere economico. Sicuramente lo è in uno scenario normale, non in uno fortemente “dopato” come quello attuale. 

Se non fosse stato, infatti, per gli interventi governativi a sostegno dell’economia, si sarebbe verificata, stante la forte contrazione subita dal PIL nel 2020 (-8,9%), una vera e propria moria di imprese che Banca d’Italia aveva quantificato in 12.000 unità [2].

È storicamente provata, infatti, la sussistenza di un rapporto inversamente proporzionale tra la crescita del PIL ed il numero dei nuovi fallimenti dichiarati: ad un calo del primo corrisponde un aumento dei secondi che, solitamente, si manifesta entro il biennio successivo[3]; circostanza non ancora verificatesi per le note ragioni a cui, forse, occorre associare anche l’entrata in vigore del CCII.

Va da sé, pertanto, che l’incremento del numero dei fallimenti (dal 15/07/2022 “liquidazioni giudiziali”) dovrebbe essere rimandato sine die, salvo che i creditori, a fronte dei nuovi strumenti messi a disposizione ancorché indirettamente dal CCII, abbiano realmente interesse ad attivare una procedura liquidatoria nei confronti del debitore in stato di crisi o insolvente.


[1] Banca d’Italia, Note Covid-19, 27 gennaio 2021https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/note-covid-19/2021/2021.0.1.27-ciclo.economico.fallimenti-nota.covid.pdf.

[2] Banca d’Italia, Note Covid-19, 24 gennaio 2022https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/note-covid-19/2022/nota_covid_fallimenti_ita_24_gen_2022.pdf.

[3] Alla crisi Lehman Brothers 2008 ha fatto seguito un aumento esponenziale dei fallimenti sia nel 2009 (+20%) sia nel 2010 (+25%).

Autore Frank Oltolini

Associate

Milano

f.oltolini@lascalaw.com

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