10.05.2024 Icon

L’allarme di Bankitalia sulle Gacs: lo Stato rischia di dover pagare

Nell’ultimo Rapporto sulla stabilità finanziaria pubblicato il 30 aprile scorso, Banca d’Italia ha preannunciato il rischio di escussione della garanzia pubblica, la Gacs, riconosciuta dallo Stato a undici operazioni di cartolarizzazione realizzate dalle banche prima del 2019.

La Gacs (Guarantee on Securitization of Bank Non Performing Loans) è lo strumento introdotto nel 2016 dal governo Gentiloni con l’obiettivo di offrire una garanzia statale sulle cartolarizzazioni di sofferenze bancarie e di aiutare, in tal modo, le banche italiane a liberarsi dei cosiddetti NPL (Non Performing Loans). Al giugno dello scorso anno, le cartolarizzazioni originate dalle banche di crediti deteriorati assistite da Gacs erano in totale 46 per un valore complessivo lordo degli attivi cartolarizzati (Gross Book Value) di circa 118 miliardi.

Recentemente, la Banca d’Italia ha lanciato un allarme riguardante le cartolarizzazioni di NPL garantite dallo Stato attraverso le Gacs. Per tali operazioni, spiega l’Istituto centrale, si è rilevato un peggioramento del grado di copertura delle note senior (le meno rischiose). “Le proiezioni degli incassi attesi effettuate dai Servicers a fine giugno ’23 – rivela il Rapporto – hanno evidenziato per 11 operazioni, tutte originate prima del rinnovo della garanzia nel 2019, la possibilità che la Gacs potesse essere effettivamente escussa. Per le operazioni originate a partire dal 2020 gli indicatori non hanno invece dato ancora segnali di possibile default sulle note senior, ma registrano un rallentamento degli incassi”.

I maggiori problemi, quindi, riguarderebbero le cartolarizzazioni più vecchie, cioè quelle originate prima del rinnovo della garanzia avvenuto nel 2019. Le due maggiori cessioni della prima fase sono state quella di UniCredit, con il progetto Fino 1 da 5,4miliardi, e quella di Montepaschi, con il progetto Siena npl 2018 da 24miliardi, entrambe con doValue come servicer.

Ebbene, gli analisti di Banca d’Italia hanno messo in luce come le performance di queste e altre operazioni stessero registrando scostamenti anche rilevanti rispetto ai piani di recupero. Tra le principali cause del fenomeno, vi sarebbe il pagamento degli interessi, in genere a tassi variabili, rimborsati prima del capitale, che hanno assorbito una quota dei recuperi altrimenti destinata al rimborso. Ed ancora, l’aumento dei tassi di interesse ha ridotto la domanda per l’acquisto di immobili, accrescendo le difficoltà di recupero da questi attivi, che – peraltro – aveva già risentito dei rallentamenti delle aste giudiziarie durante la pandemia da Covid.

Se la situazione prospettata da Bankitalia dovesse concretizzarsi, ci sarebbero ripercussioni significative sui conti pubblici italiani, poiché lo Stato si troverebbe a dover coprire le perdite derivanti da queste operazioni. Questo scenario mette in luce la fragilità di un sistema che, sebbene creato per sostenere le banche nel processo di pulizia dei loro bilanci, potrebbe trasformarsi in un onere per la collettività laddove il peso delle sofferenze bancarie si trasferisse dai bilanci privati a quelli pubblici, con ovvie conseguenze per l’economia italiana.

Autore Federica De Biase

Associate

Milano - UniQLegal

Federica.debiase@uniqlegal.it

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