21.04.2023 Icon

Imprese zombie: l’impatto positivo del Fondo di Garanzia

A partire dalla crisi economica del 2012 l’Italia ha assistito per diversi anni ad un aumento esponenziale del numero di aziende che versano in uno stato di profonda crisi finanziaria, caratterizzata dall’alta incidenza dell’indebitamento e dall’incapacità di ripagare gli interessi sul debito attraverso i propri utili.

Sono le cosiddette “imprese zombie”, non casualmente associate alla creatura nota all’immaginario comune come un cadavere che cammina.

Perché, in effetti, le “imprese zombie” sono imprese pressocché morte, per le quali è molto difficile prevedere un risanamento, per lo meno se si conta solo sulle loro forze.

In Italia le attività ad elevato rischio di insolvenza oggi sono ben 23.262, di cui una buona metà è composta da imprese che non riescono ad uscire dalle difficoltà in cui versano ormai da svariati anni, mentre la restante parte è composta da imprese nuove sul mercato.

Se è vero che tale dato può spaventare, calarlo nel contesto e nello scenario economico che ha caratterizzato l’ultimo decennio aiuta a ridimensionare il fenomeno e ad essere anche ottimisti verso il futuro.

Infatti, il numero complessivo di imprese che al giorno d’oggi si trovano in difficoltà è il più basso degli ultimi dieci anni e corrisponde alla metà del livello raggiunto nel 2020 a causa della pandemia (nel 2020 le imprese in stato di grave insolvenza erano più di 40.000). Con l’uscita dal periodo nero del Covid, l’economia italiana ha registrato una repentina ripresa grazie alla quale più di 27.000 imprese sono uscite dallo stato di crisi, contro le 10.000 che invece vi sono entrate.

Questo è quanto emerge dal recentissimo studio di Cerved dedicato proprio alle consistenze, al ciclo di vita e all’esposizione finanziaria delle aziende in stato di grave pericolo economico.

Dunque, una ripresa ci può essere, anche per le imprese che sembrano prossime alla chiusura.

Fondamentale, sempre in base a quanto riportato da Cerved, è stato il supporto fornito al sistema economico dal Fondo di Garanzia, pensato per agevolare l’accesso al credito delle PMI e dei professionisti.

A seguito del disastro post-pandemico, infatti, il 28,8% delle imprese ha fatto ricorso al sussidio statale e, grazie ad esso, ben il 70% delle aziende è riuscito a risollevarsi. Solo il 30% versa ancora oggi in stato di dissesto o è uscito dal mercato.

Era necessario sbloccare la situazione di stallo che stava per crearsi, anche in considerazione del fatto che le “imprese zombie” sono un gravissimo costo per lo Stato: i capitali sono bloccati, quando potrebbero invece esser destinati ad attività più redditizie, e l’accesso al mercato per le nuove imprese risulta comunque sbarrato, se il mercato è saturo. L’intervento statale è stato quindi fondamentale per la ripresa economica. Si ricordi che l’Italia è un Paese la cui economia è basata per gran parte sull’attività delle PMI e che per questo è maggiormente esposto ai rischi delle fluttuazioni del mercato: le PMI sono certamente più vulnerabili delle grandi imprese e sono più sensibili alle variazioni dei mercati, che impattano notevolmente sulle loro attività e sul loro potere economico.

Autore Sara Creati

Trainee

Milano

s.creati@lascalaw.com

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