19.10.2022 Icon

Sovraindebitamento: dopotutto perché non si potrebbero cedere crediti futuri?!

La Corte di Cassazione ha recentemente risolto un’intricata controversia in materia di omologa del piano del consumatore.

Preliminarmente è necessario fornire un breve excursus sui fatti di causa.

Il debitore, un “giovane professionista”, ha promosso avanti al tribunale fallimentare una proposta di piano del consumatore. Il Giudice del sovraindebitamento, ai fini della decisione sull’omologazione del piano, ha rilevato che la percentuale di credito proposta ai creditori chirografari era decisamente esigua (per intenderci, il 3,86%) e, considerata anche la giovane età del ricorrente, ha, pertanto, rigettato la proposta. 

Nei confronti della decisione de qua il sovraindebitato ha proposto reclamo ai sensi dell’art. 12, comma 2, ultimo periodo, L. n. 3/2012 richiedendo in via subordinata, oltre alla revoca del provvedimento impugnato, un termine per la presentazione di una nuova proposta di piano ovvero la conversione della procedura di sovraindebitamento da piano del consumatore ad accordo di ristrutturazione dei debiti. Anche il Giudice del reclamo ha, però, optato per il rigetto del ricorso ed il sovraindebitato ha, di conseguenza, presentato ricorso avanti alla Suprema Corte di Cassazione.

In via pregiudiziale, la Suprema Corte è stata chiamata ad esprimersi riguardo alla legittimità dell’esperimento del ricorso ai sensi dell’art. 360 c.p.c. contro il provvedimento che rigetta il reclamo avverso il decreto – a sua volta – di rigetto del piano del consumatore. 

Sul punto, la Corte, seguendo il solco già tracciato in decisioni analoghe, ha ribadito che “è ammissibile il ricorso per cassazione avverso il decreto di rigetto del reclamo proposto nei confronti del provvedimento con cui il tribunale, in composizione monocratica, abbia respinto l’istanza di omologazione del “piano” proposto dal consumatore nell’ambito della procedura di sovraindebitamento disciplinata dalla legge n. 3 del 2012, come integrata dalla legge n. 221 del 2012, in quanto provvedimento dotato del requisito della “definitività” – non essendo revocabile in dubbio che lo stesso sia “non altrimenti impugnabile” – e di quello della “decisorietà” (cfr. Cass. 23.2.2018, n. 4451; cfr. Cass. 10.4.2019, n. 10095)”.

Tornando alle questioni di merito, nel caso di specie, secondo la Suprema Corte, i Giudici di prime e seconde cure, hanno correttamente rigettato i ricorsi presentati dal sovraindebitato.

Invero, uno dei due motivi di impugnazione del ricorso introduttivo del terzo grado di giudizio si basava sulla violazione o falsa applicazione dell’art. 12-bis L. n. 3/2012 adducendo che non vi è alcuna norma in materia di sovraindebitamento che imponga, ai fini dell’omologa, una percentuale minima di soddisfo per i creditori chirografari (così come avviene, ad esempio, nel Concordato preventivo) e che, quindi, una decisione così austera potrebbe, in prospettiva, menomare le possibilità di accesso alla procedura di piano del consumatore. 

La Cassazione, per statuire che tale motivo è destituito di fondamento, è stata granitica nell’esporre la ratio dell’istituto della procedura di piano del consumatore nonché l’animus sotteso alle procedure di sovraindebitamento. Ossia, “il “piano” del consumatore … deve ambire, contestualmente, alla duplice finalità – mediata poi dal giudizio di “convenienza” che il 4° co. dell’art. 12 bis della legge n. 3 del 2012 contempla a temperamento della deroga al principio per cui le modificazioni contrattuali postulano il concorso della volontà di tutti i contraenti – della “ristrutturazione dei debiti” e “della soddisfazione dei crediti”, rispettivamente gravanti sul consumatore e vantati nei confronti del consumatore, “attraverso qualsiasi forma, anche mediante cessione dei crediti futuri” (art. 8, 1° co., della legge n. 3 del 2012)Innegabilmente la sola finalità della “ristrutturazione” – da intendere in guisa di “rimodulazione-modificazione” di uno o più degli elementi strutturali, oggettivi o soggettivi, dei pregressi impegni obbligatori del consumatore – non è bastevole, siccome deve, imprescindibilmente, in virtù della formula “binaria” riflessa dal dettato legislativo, coniugarsi con la finalità della “soddisfazione”. In ogni caso l’astratta “binaria” funzione economico-sociale del modello negoziale – “piano” – de quo agitur, deve, inderogabilmente, riverberarsi nella sua reale dimensione operativa, sub specie, parallelamente, di concreta “binaria” funzione economico-individuale”.

Ben si comprende, dunque, la portata della decisione, in quanto è stato stabilito che il connubio tra la giovane età del ricorrente e la ridotta percentuale di soddisfo riservata al ceto chirografario va in direzione diametralmente opposta rispetto alla “funzione economica binaria, individuale e sociale” delle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento volta sì alla ristrutturazione dei debiti ma anche – e soprattutto – alla soddisfazione dei crediti.

La ratio dell’ordinanza esaminanda si rinviene dal fatto che era del tutto evidente che il sovraindebitato non ha assunto l’onere di mettere a disposizione della massa dei creditori quanto più possibile del suo patrimonio, sia presente che, soprattutto, futuro.

Per questi motivi, la Suprema Corte di Cassazione, con ordinanza, ha rigettato il ricorso presentato dal sovraindebitato.

Autore Matteo Stroppa

Trainee

Milano

m.stroppa@lascalaw.com

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