23.09.2022

Caccia al metano per non fallire Aziende in fila alla Borsa del gas

  • La Repubblica

Per accaparrarseli, decine di rivenditori corrono da qualche settimana a iscriversi al Punto di scambio virtuale, la piattaforma italiana equivalente della Borsa Ttf olandese. Ma sarà una ricerca vana per molti di loro, perché i pochi grossisti che riforniscono il mercato nazionale – Eni, Edison, Azerbaijan Gas Supply, Enel, Shell hanno l’87% dei volumi totali – hanno scarsa fiducia nella capacità dei rivenditori di onorare i contratti 2022-2023. Un riflesso quasi meccanico, dato che i prezzi del metano si sono sestuplicati in un anno – un Mwh al Ttf ieri costava 188 euro, e qualche euro in più al Psv – , trainando al rialzo i costi delle garanzie fra controparti e dei rischi di credito. La situazione è tesa e fa prefigurare un «momento Lehman» per diversi operatori del settore, mentre lobby come Utilitalia, Assogas, Arte parlano di «collasso del mercato» e chiedono aiuto al governo. Se il vecchio non farà tempo, toccherà forse al nuovo: gli squilibri tra offerta e domanda di gas, che infiammano i prezzi, mettono in pericolo la sopravvivenza di un centinaio di rivenditori, e la sicurezza delle forniture di molte imprese e famiglie.

Quel che accade da fine luglio al Psv è emblematico, benché finorasia noto solo a pochi addetti ai lavori. C’è la corsa a iscriversi al Punto di scambio virtuale (Psv), la piattaforma di gestita da Snam dove i soggetti abilitati possono negoziare su base giornaliera il gas immesso nella rete nazionale. Le richieste sono decine, da parte di società industriali o più spesso di reseller – i rivenditori di gas spuntati come funghi dopo le liberalizzazioni degli ultimi anni – e avrebbero fatto salire il numero degli iscritti a 271. A fine 2021 l’ultima relazione dell’Arera ne censiva 199, «84 grossisti puri e 115 rivenditori».

L’assembramento, che trova conferme dietro le quinte istituzionali, sarebbe legato a tre fattori. Il principale, in un mercato in forte tensione da inizio anno, quando iniziò la penuria del gas russo che fino a primavera copriva il 41% dei consumi italiani, è ottenere più flessibilità strategica, per cercare anche sul mercato Psv il metano che non sarà possibile ottenere con il rinnovo dei contratti annuali, per indisponibilità dei grossisti o perché le condizionisono proibitive. Il secondo, speculare al primo, riguarda l’ipotesi che certe partite finora contrattualizzate si regolino quest’anno sul Psv, con volumi “spot” che consentirebbero di limitare i rischi di credito e i margini di garanzia (lo spot ha volumi circoscritti, mentre i contratti annuali impegnano a ritirare il gas su tutta la curva annuale). Ci sarebbe poi un terzo elemento, più opportunistico e legato alle prassi: gli operatori accreditati potrebbero avere un mese di tempo in più prima di dichiararsi inadempienti nei rifornimenti, facendo scattare la procedura del “default di trasporto”. Un meccanismo che obbliga i rivenditori morosi a pagare penali a Snam, e il monopolista dei gasdotti a rifornire per sei mesi i clienti orfani, comprando gas sul mercato.

Secondo le stime di Utilitalia e di altri addetti la fatica a contrattualizzare il gas per l’annata potrebbe spazzare via un centinaio di aziende di settore. I più a rischio appaiono i piccoli rivenditori che finora si sono appoggiati su forniture e logistica dei grossisti. Tuttavia, anche varie ex municipalizzate minori come Amgas Bari, Estra, Catania, Casale Monferrato, Voghera, Dolomiti Energia (che però ha negato lo stato di default), sarebbero in difficoltà. «La crisi porterà a una drastica riduzione degli operatori al dettaglio – ha scritto Equita – con concentrazione sui più grandi come Enel, Eni/Plenitude e le utility locali, che aumenteranno la quota di mercato».

Intanto l’authority Arera starebbe discutendo l’ipotesi di modifiche al default di trasporto e al “Fornitore di ultima istanza”, chiamato a subentrare a Snam negli acquisti in default dopo sei mesi. Fino al 2023 è la coppia Hera ed Enel.