L’interesse è concreto. Se non ripeti, che interesse c’è?

Votano i creditori privilegiati “ultrannuali”?

Diritto di voto non più ancorato alla misura della perdita economica

Il Tribunale di Busto Arsizio, con decreto del 3 marzo 2017, si è pronunciato su una proposta concordataria nell’ambito della quale era prevista la continuazione dell’impresa da parte della stessa società debitrice.

La proposta concordataria contemplava, altresì, la suddivisione dei creditori privilegiati in due classi. Una prima classe costituita dal creditore ipotecario e una seconda classe costituita dai creditori privilegiati (residui). Solo al creditore ipotecario veniva riconosciuto il rimborso integrale del credito entro l’anno, mentre la seconda classe sarebbe stata soddisfatta, sempre integralmente, oltre l’anno.

Il Tribunale ha sposato il principio affermato dalla Corte di Cassazione con le pronunce nn. 10112/2014 e 1746/2015, principio in forza del quale deve ritenersi legittima una proposta concordataria che preveda il pagamento dei creditori privilegiati dilazionato oltre l’anno. Ribadendo, tuttavia, così come affermato dalla Cassazione nelle citate pronunce, che tale principio configura un’eccezione, in quanto, in materia di concordato preventivo, la regola generale resta quella del pagamento dei creditori privilegiati non dilazionato oltre l’anno.

Ciò in quanto, il pagamento oltre l’anno di moratoria previsto dall’art. 186.1 bis lett. c) L.F. muterebbe il regime ordinario del credito di rango privilegiato.

Secondo la Corte di Cassazione, tale mutamento del regime ordinario del credito ha delle ripercussioni sul diritto di voto; pertanto, la misura del voto andrebbe parametrata all’entità della perdita subita per il ritardato pagamento.

Su tale punto, tuttavia, il Collegio di Busto Arsizio si discosta dalla Cassazione, sostenendo che l’entità del voto che i creditori privilegiati con pagamento oltre l’anno potranno esprimere dovrà essere parametrata esclusivamente a quella parte di credito privilegiato dilazionato oltre l’anno. Non prevedendo l’espresso dettato normativo dell’art. 186. 2 bis lett. c) L.F. il voto per quella parte di credito destinato ad essere dilazionato entro l’anno.

Alla base di tale decisione vi sarebbe il combinato disposto degli artt. 177.2 parte seconda e 177. 3 L.F. i quali, secondo il Tribunale, non ancorerebbero il diritto di voto alla misura della perdita economica ma a quella parte di credito il cui regime ordinario muta per effetto dell’ammissione del debitore alla procedura concordataria.

Ilaria Termine – i.termine@lascalaw.com

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