A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

In ambito societario, l’art. 2475-ter c.c. dispone che il contratto concluso dal rappresentante può essere annullato se quest’ultimo agisce in conflitto di interessi con il rappresentato. Il principio appena enunciato, nel corso del tempo, è stato applicato in innumerevoli occasioni e la giurisprudenza è stata fiorente in materia, poiché non sono certo mancate le istanze di annullamento di contratti conclusi da amministratori che avevano la rappresentanza di una società, ma presentavano al contempo un conflitto di interessi, per conto proprio o di terzi, con la stessa.

A tal proposito è intervenuto il Tribunale di Bolzano che, con la sentenza del 17 settembre, non ha ravvisato vi fossero i presupposti per annullare l’estensione di ipoteca concessa dall’amministratore unico di una società in favore di altra società di cui pure era amministratore unico. Trattandosi di società a responsabilità limitata, i giudici trentini hanno in primo luogo dichiarato che, essendo la S.r.l. amministrata da un amministratore unico, l’eventuale conflitto di interessi si manifesta al momento dell’esercizio del potere rappresentativo e non nell’esercizio o meno del potere deliberativo spettante al cda (ex art. 2391 c.c.).

Inoltre, viene esplicato dai magistrati che, nel caso in cui il negozio venga concluso in conflitto di interessi dall’amministratore unico di società di capitali, mancando la separazione tra potere deliberativo e potere rappresentativo, risulta inapplicabile l’art. 2391 c.c. che riguarda il conflitto di interessi degli amministratori in presenza di un cda. Deve invece essere applicata la disciplina più generale della rappresentanza dettata dagli artt. 1394 e 1395 c.c. “i quali costituiscono eccezione al principio generale dell’irrilevanza del rapporto interno tra rappresentante e rappresentato”.

La stessa Corte di Cassazione, con la sent. 271/2017, ha dichiarato che “il conflitto di interessi che determina l’annullamento del contratto postula un rapporto di incompatibilità tra le esigenze del rappresentato e quelle personali del rappresentante o di un terzo che egli, a sua volta, rappresenti, e, in quest’ultima ipotesi, che il vantaggio conseguito dal terzo coincida con quello del rappresentante”.

Il Tribunale di Bolzano, seguendo la linea della Suprema Corte, specifica che:

  1. non è desumibile il conflitto di interesse dal solo fatto che il contratto stipulato dal legale rappresentante della società si sia risolto in danno della stessa, avvantaggiando un soggetto terzo (giustifica al più un’azione di responsabilità nei confronti dell’amministratore). Deve essere dimostrato che il vantaggio del terzo coincida con quello del rappresentante;
  2. deve essere dimostrato che l’amministratore abbia interessi divergenti da quelli della società nell’ambito di un determinato negozio e quindi risulti potenzialmente dannoso per la stessa;
  3. deve essere altresì provato che il terzo, con l’ordinaria diligenza professionale, conoscesse o avrebbe potuto conoscere il conflitto al momento della conclusione del contratto.

In conclusione,  nel caso in cui una società abbia prestato fideiussione in favore di un’altra società, il cui amministratore sia contemporaneamente amministratore della prima, l’esistenza di un conflitto d’interessi tra la società garante ed il suo amministratore, ai fini dell’annullabilità del contratto ai sensi dell’art. 2475-ter c.c., non può essere fatta discendere genericamente dalla mera coincidenza nella stessa persona dei ruoli di amministratore delle due società, ma deve essere accertata in concreto, sulla base di una comprovata relazione antagonistica di incompatibilità degli interessi di cui siano portatori, rispettivamente, la società che ha prestato la garanzia ed il suo amministratore (come postulato anche dalla Cassazione con la sent. n. 27547/2014).

Tribunale di Bolzano, 06 settembre 2019, n. 802

Gianluca Guerrini – g.guerrini@lascalaw.com

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