Diritto dell'Esecuzione Forzata

Vittime di usura: la sospensione dei termini nell’esecuzione ha effetto ope legis

Trib. Salerno, 28 agosto 2015

Con la pronuncia in esame, resa nell’ambito del reclamo promosso dall’esecutato a seguito del rigetto dell’istanza di sospensione presentata ai sensi dell’art. 20 Legge 44/99, si è affermato che la sospensione delle procedure esecutive promosse nei confronti di vittime di usura discende automaticamente dal provvedimento favorevole del Procuratore della Repubblica competente.

A tal proposito il collegio, riprendendo l’evoluzione della relativa disciplina, ha preso le mosse dall’esame della formulazione originaria dell’art. 20 legge 23 febbraio 1999 n. 44, in forza del quale spettava, comunque, in via esclusiva, all’autorità giudiziaria il potere di decidere in ordine alle istanze di sospensione dei procedimenti esecutivi promossi nei confronti delle vittime dell’usura, trattandosi di potere prettamente giurisdizionale proprio perché diretto ad incidere sul processo esecutivo.

Il Tribunale ha, però, evidenziato, come, successivamente, a seguito delle modifiche introdotte dell’articolo 2 della legge del 27 gennaio 2012 n. 3, tale quadro normativo ha subito delle profonde modifiche, in particolare, nella parte in cui è stato espressamente previsto che la sospensione dei termini delle esecuzioni civili, nonché delle vendite forzate, “consegue a seguito del provvedimento favorevole del Procuratore della Repubblica competente” con ciò, di fatto, introducendo l’effetto sospensivo in questione come conseguenza automatica del provvedimento del PM.

Tale orientamento ha trovato anche l’avallo della Corte Costituzionale la quale, con la sentenza n. 192 del 4 luglio 2014, ha riconosciuto la legittimità della nuova disciplina, interpretando la normativa in questione nel senso di qualificare il provvedimento favorevole del PM quale atto genetico degli effetti sospensivi per l’espropriazione forzata.

IL Giudice delle Leggi sul punto ha infatti affermato che “è pur vero che non può negarsi una interferenza con il giudizio civile, ma ciò non si traduce in una illegittima compressione della relativa funzione giurisdizionale”.

Sulla scorta di tutte le predette considerazioni, il Collegio, ha comunque rigettato il reclamo promosso osservando che l’esecutato deve limitarsi a rendere edotto il giudice dell’esecuzione dell’intervenuta sospensione dei termini a seguito del provvedimento del PM e pertanto il relativo provvedimento di rigetto, non integrando mancata adozione di provvedimento genetico di effetti sospensivi, e, non rientrando, quindi, tra le ipotesi espressamente previste, non può essere oggetto di reclamo.

Avverso tale provvedimento, privo di natura costitutiva, a parere del Collegio, sarebbe semmai esperibile il rimedio dell’opposizione ex art. 617 cpc.

9 ottobre 2015

Laura Pelucchi – l.pelucchi@lascalaw.com

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