Responsabilità Civile

Violazione nel trattamento dei dati personali: il danno non può essere considerato “in re ipsa”

Cass., III Sez. Civile, 14 agosto 2014, n. 17974 (leggi la sentenza per esteso)

L’art. 15 del D.Lgs. 296/2003 (Codice in Materia di Protezione dei Dati Personali) prevede che “chiunque cagiona un danno per effetto del trattamento di dati personali è tenuto al risarcimento ai sensi dell’art. 2050 del codice civile. Il danno non patrimoniale è risarcibile anche in caso di violazione dell’art. 11

Sul punto, con una recentissima pronuncia la Corte di Cassazione conferma un orientamento già espresso (Cfr. Cass. 22100/2013), secondo cui il risarcimento del danno non patrimoniale deve essere necessariamente provato.

La pronuncia rappresenta la coda di una vicenda giudiziale in cui il Tribunale aveva accolto le domande proposte in danno di una compagnia telefonica, volte ad ottenere il risarcimento del danno non patrimoniale patito dall’attrice a seguito del trattamento illegittimo dei suoi dati personali.

Ricorsa in Cassazione per saltum, la compagnia telefonica lamentava che il capo della sentenza relativo alla ritenuta esistenza del danno era privo di motivazione, e comunque motivato in modo apparente.

La condanna, infatti, prendeva le mosse dalla fase istruttoria del procedimento, ove era stata dimostrata l’esistenza del danno non patrimoniale attraverso alcune dichiarazioni testimoniali generiche ed equivoche.

In tale contesto, ritenendo in parte infondato il motivo di reclamo, la Corte di Cassazione ha quindi enunciato il seguente principio: “In tema di risarcimento del danno non patrimoniale per violazione dell’art. 15 d.lgs. 30 giugno 2003 n. 196 (c.d. codice della privacy), è ammissibile la prova per testimoni di tale danno, in quanto esso non può ritenersi in re ipsa, ma va allegato e provato sia pure attraverso il ricorso a presunzioni semplici, e quindi, a maggior ragione, tramite testimonianze, che attestino uno stato di sofferenza fisica o psichica”.

In buona sostanza, La Suprema Corte ha dunque ritenuto che in presenza di un trattamento illegittimo dei dati personali, non può conseguire automaticamente una condanna al risarcimento del danno, a meno questo non risulti provato, seppur con dichiarazioni testimoniali che consentano di conseguire la prova  del danno.

12 settembre 2014

(Iliza Ugliano – i.ugliano@lascalaw.com)

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