L’assenza di preventivo non esclude il diritto al compenso dell’avvocato

Violazione del diritto all’immagine: il risarcimento si misura con il prezzo del consenso o del successo?

Ricordate il noto spot pubblicitario in cui il bel divo hollywoodiano recitava la frase, divenuta ormai iconica, “what else”?

Ebbene, nella vicenda in commento, George Clooney non si è di certo accontentato di un caffè! 

A dargli ragione è la Corte di Cassazione.

Clooney veniva “paparazzato” in atteggiamenti intimi con l’allora fidanzata (l’italianissima Elisabetta Canalis) nel parco di Villa Oleandra, sul lago di Como.

L’attore decideva così di farsi giustizia e conveniva in giudizio il Gruppo Editoriale Mondadori ed Alfonso Signorini, nella qualità di direttore del periodico «Chi», chiedendo l’accertamento della violazione del diritto alla sua immagine, nonché la violazione del d.lgs. n. 196/2003.

Clooney chiedeva la condanna dei convenuti al risarcimento dei danni subiti ed altresì la pubblicazione della decisione giudiziale sul periodico «Chi».

I giudici di primo grado hanno accolto in toto le richieste dell’attore, condannano i convenuti, in solido, al pagamento della somma di Euro 300.000, nonché disponendo anche la pubblicazione della sentenza sul periodico «Chi».

I giudici di seconde cure, in parziale riforma della pronuncia di primo grado, hanno invece ridotto la condanna all’importo di Euro 40.000,00 ritenendo sussistente la violazione del diritto alla riservatezza, ma eccessiva la quantificazione del danno operata dal Tribunale in quanto comprensiva anche del danno patrimoniale – a loro parere – non provato.

Secondo la Corte d’Appello, l’attore aveva escluso il consenso alla pubblicazione di immagini della propria vita privata (in sostanza negava la possibilità dello sfruttamento economico di tali immagini); pertanto tale danno patrimoniale, da correlare al cd. “prezzo del consenso”, a parere della Corte, non sarebbe stato configurabile.

L’attore, non soddisfatto, proponeva ricorso in Cassazione sostenendo che non aver consentito la pubblicazione di immagini concernenti la sua vita privata non costituirebbe una scelta irreversibile, ben potendo costituire oggetto di ripensamenti e di evoluzioni nel tempo.

La Corte di Cassazione, restando aderente ai propri precedenti, stabilisce che “dall’espressa volontà di vietare la pubblicazione di foto relative alla propria vita privata, riferibili ad un soggetto molto conosciuto, non discende l’abbandono del diritto all’immagine che ben può essere esercitato, per un verso, mediante la facoltà, protratta per il tempo ritenuto necessario, di non pubblicare determinate fotografie, e per altro verso, mediante la scelta di non sfruttare economicamente i propri dati personali, perché lo sfruttamento può risultare lesivo, in prospettiva, del bene protetto”.

In conclusione, nell’ipotesi di plurime violazioni di legge dovute alla pubblicazionedivulgazione di fotografie in dispregio del divieto, non può escludersi il diritto al risarcimento del danno patrimoniale, che ben può essere determinato in via equitativa.

Se da un lato la Cassazione riconosce all’attore il risarcimento dei danni patrimoniali, dall’altro però gli nega il risarcimento dei danni morali.

Cass., Sez. I, 16 giugno 2021, n. 17217

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

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