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Il Vice Capo della Vigilanza BankIt sulle modifiche del quadro regolamentare e sul sistema bancario italiano

Si rende noto che, in data 21 giugno 2016, il Vice Capo del Dipartimento Vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d’Italia, Dott. Paolo Angelini, è intervenuto al Convegno dell’ABI su “Unione Bancaria e Basilea 3 – Risk & Supervision 2016” sul tema “Le modifiche del quadro regolamentare e le sfide per le banche italiane”.

Passando in rassegna alcuni dei principali lavori regolamentari attualmente in corso presso il Comitato di Basilea, tra le varie questioni affrontate il Dott. Angelini ha, tra l’altro, illustrato lo stato dei lavori del Single Supervisory Mechanism (“SSM”) sui crediti deteriorati (“Non Performing Loans” o “NPL”), concludendo il proprio intervento con alcune considerazioni sul sistema bancario italiano.

I lavori del SSM sui crediti deteriorati

Per quanto concerne lo stato dei lavori del SSM sui crediti deteriorati, il Dott. Angelini informa che nel corso dell’anno 2015 il SSM ha costituito un gruppo di lavoro con l’obiettivo di analizzare le prassi bancarie e di vigilanza in materia di NPL, individuare quelle migliori, incoraggiarne l’adozione e l’armonizzazione. Da tale attività di analisi, informa il Dott. Angelini, verrà pubblicata una guida non vincolante indirizzata a tutte le banche sottoposte alla vigilanza accentrata della BCE.

L’intensità dell’azione di vigilanza sarà proporzionale alla dimensione del problema, che sarà individuata dai JSTs in base a una analisi sia degli indicatori di qualità del credito, sia di tutti i principali aspetti coperti dalla guida: la definizione degli NPL e di altre particolari categorie di attivi (ad esempio i performing forbearance e i foreclosed), l’individuazione anticipata dei segnali di difficoltà del creditore, la gestione di questi attivi, con particolare attenzione al tema dell’organizzazione interna e degli incentivi, e all’individuazione di una “strategia” di gestione, l’assetto IT, il monitoraggio e il quadro delle informazioni statistiche.

I vertici della Banca Centrale Europea e della Banca d’Italia hanno più volte chiarito che lo smaltimento dell’elevato stock di NPLs, in Italia e negli altri paesi più duramente colpiti dalla crisi, dovrà necessariamente essere graduale. A tal fine, la guida si pone l’obbiettivo di incoraggiare le banche ad una gestione attiva degli NPLs, mirata a massimizzare i relativi tassi di recupero e a velocizzare lo smaltimento dello stock attualmente esistente, ciò in quanto, come noto, un’elevata e diffusa incidenza degli NPLs sui bilanci bancari ha numerose conseguenze indesiderate, per le singole aziende (tra cui un elevato costo della raccolta, ricadute negative sui profitti) e per l’economia (minore disponibilità di credito).

Il Dott. Angelini conclude sul tema osservando che in prospettiva potrà essere prodotta una seconda versione della guida, opportunamente adattata alle banche che rimangono sottoposte alla vigilanza delle autorità nazionali, la quale potrà fornire alle banche utili indicazioni per effettuare una valutazione complessiva dei propri metodi di gestione degli NPLs, al fine di introdurne gli opportuni miglioramenti.

In prospettiva potrà essere prodotta una seconda versione della guida, opportunamente adattata alle banche che rimangono sottoposte alla vigilanza delle autorità nazionali. La guida potrà fornire alle banche del SSM utili indicazioni per effettuare una valutazione complessiva dei propri metodi di gestione degli NPLs e per introdurre miglioramenti.

Alcuni spunti di riflessione per la situazione italiana

Passando successivamente ad analizzare sommariamente l’attuale situazione in Italia, il Vice Capo del Dipartimento Vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d’Italia osserva che la reazione alla crisi ha determinato una forte spinta all’innalzamento dei livelli di patrimonializzazione degli intermediari finanziari, sia a livello mondiale sia in Europa. In questo senso, infatti, nel lungo termine, un sistema bancario più capitalizzato è meglio in grado di svolgere il proprio compito.

E’ stata, infatti, più volte sottolineata la necessità di valutare attentamente l’impatto che il rafforzamento patrimoniale delle banche può avere sull’offerta di credito nel breve e medio periodo.

Questa posizione nasce anche dalla convinzione che le azioni patrimoniali non possono esaurire lo spettro delle possibili risposte di vigilanza alle criticità dei singoli intermediari. Numerosi segnali indicano, infatti, che la lunga fase di incremento dei requisiti di capitale sia giunta al termine.

Nel caso italiano, in particolare, a queste sfide si aggiunge la pesante eredità della crisi, che ha determinato una crescita eccezionale della consistenza dei crediti deteriorati e un grado di patrimonializzazione modesto nel confronto europeo, anche a causa di un ricorso agli aiuti di stato assai inferiore alla media.

Oggi esistono le premesse per affrontare queste difficoltà. Infatti, un contributo essenziale proviene dalla, seppur modesta, ripresa economica in atto, alla quale si accompagna un progressivo miglioramento della qualità del credito e una ripresa degli impeghi.

Inoltre, sono stati adottati importanti provvedimenti in materia di governance bancaria, tra le quali ad esempio, la riforma delle banche popolari, quella del credito cooperativo, nonché da ultimo il protocollo MEF-ACRI. Sono state, inoltre, messe a punto iniziative private che ripristinano margini di manovra nella gestione delle crisi bancarie (gli interventi volontari dei fondi di garanzia dei depositanti e il fondo Atlante).

Sul fronte dei crediti deteriorati sono state varate riforme importanti (la revisione del trattamento fiscale delle perdite su crediti, già nel 2014, le norme volte a migliorare le procedure di gestione e recupero dei crediti deteriorati approvate lo scorso anno e integrate di recente e la normativa sulle cartolarizzazioni di sofferenze (GACS).

Nell’ambito di questo quadro, il Dott. Angelini conclude con due considerazioni finali.

La prima riguarda i crediti deteriorati. Invitando gli operatori bancari ad una gestione attiva degli NPLs. Le recenti novità intervenute pongono, infatti, le premesse per avviare una graduale riduzione dell’elevata consistenza. Tuttavia, gli istituti bancari devono necessariamente adottare un approccio attivo, che implica scelte, differenziate a seconda delle caratteristiche degli attivi deteriorati (ad esempio, investire nelle strutture interne per la gestione degli NPL, facendo attenzione agli eventuali conflitti d’interesse e agli schemi di incentivo, esternalizzarne la gestione a operatori specializzati, effettuare operazioni di cessione). La nuova segnalazione statistica sulle sofferenze avviata di recente dalla Banca d’Italia intende spingere proprio in questa direzione. Una mera e indiscriminata politica di attesa non tiene, infatti, in debito conto le ricadute negative di un elevato stock di NPLs, a livello individuale e aggregato.

La seconda indicazione delle considerazioni finali fa, invece, riferimento alla necessità di aumentare l’efficienza e di contenere i costi. Ciascuna banca deve, infatti, valutare la sostenibilità di medio periodo del proprio conto economico, tenendo conto della propria situazione individuale e dei rischi che si profilano a livello aggregato (connessi con il basso livello dei tassi d’interesse, con le pressioni concorrenziali da intermediari non bancari).

Il Dott. Angelini conclude quindi osservando che, nell’ambito del quadro delineato, occorre, da parte di ciascun intermediario, un’azione attiva di miglioramento aziendale, tanto più intensa e pervasiva quanto più forti sono le difficoltà individuali.

Luca Bettinellil.bettinelli@lascalaw.com

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