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Il via libera del Governo per il recepimento della V Direttiva Antiriciclaggio

In un contesto di costante mutamento normativo a livello europeo, anche il Governo italiano si adegua in materia di antiriciclaggio, recependo le novità introdotte dalla Direttiva 2018/843/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 30 maggio 2018, c.d. “V Direttiva Antiriciclaggio”.

In particolare, il 3 ottobre scorso, il Governo – su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte e del Ministro dell’economia e delle finanze Roberto Gualtieri – ha approvato, in esame definitivo, il decreto legislativo di recepimento della V Direttiva Antiriciclaggio (il “Decreto”).

Quest’ultima ha modificato la precedente Direttiva 2015/849/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 maggio 2015, “relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo”, c.d. “IV Direttiva Antiriciclaggio”, cui era stata data attuazione nel nostro ordinamento con il d.lgs. 25 maggio 2017 n. 90. Tale decreto ha modificato il d.lgs. 21 novembre 2007, n. 231 che rappresenta la principale fonte normativa in materia di antiriciclaggio in Italia.

Il Decreto “corregge” il d.lgs. 231/2007, adeguandolo alle disposizioni legislative europee. In particolare, per quanto concerne le novità apportate, il Consiglio dei Ministri ha riferito nel comunicato stampa che esso mira a:

  • puntualizzare le categorie di soggetti tenuti all’osservanza degli obblighi antiriciclaggio, ricomprendendo, tra l’altro, le succursali “insediate” degli intermediari assicurativi, ossia le succursali insediate in Italia di agenti e broker aventi sede legale e amministrazione centrale in un altro Stato membro o in uno Stato terzo;
  • individuare misure di adeguata verifica rafforzata che gli intermediari bancari o finanziari devono attuare in relazione alla clientela che opera con Paesi ad alto rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, tra cui specifici obblighi di segnalazione periodica per le transazioni effettuate con soggetti operanti in questi Paesi;
  • introdurre una serie di strumenti che le autorità di vigilanza possono utilizzare per mitigare il rischio connesso ai Paesi terzi, quali, per esempio, il diniego all’autorizzazione all’attività per intermediari bancari o finanziari esteri o all’apertura di succursali in Paesi ad alto rischio per gli intermediari italiani;
  • consentire alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo di disporre del Nucleo speciale di polizia valutaria;
  • stabilire, coerentemente con il vigente divieto di conti e libretti di risparmio in forma anonima o con intestazione fittizia, il divieto di emissione e utilizzo di prodotti di moneta elettronica anonimi;
  • apportare modifiche riguardo alle sanzioni, e alle relative procedure di irrogazione, per la violazione delle norme dei due decreti modificati.

Il testo, in particolare, tiene conto dei pareri espressi dal Garante per la protezione dei dati personali e dalle competenti Commissioni parlamentari.

Isabella Frisoni – i.frisoni@lascalaw.com

Claudio Saba – c.saba@lascalaw.com

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