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Verso una più precisa definizione di fair value: come si misura il fair value

– di Mauro Bini, in Le Società, n. 3/2011, pag. 320

L’autore prende spunto dalla bozza del nuovo principio contabile (IAS/IFRS) Fair Value Measurements per analizzare cosa il fair value esprima e come debba essere stimato in merito alle attività e passività “prive di mercato attivo”.
L’autore trova lo spunto per delineare le tre regole di misurazione e di stima del fair value, chiarendo come questi sia rappresentato da un prezzo di cessione (exit price), la cui misurazione deve fare riferimento ad un’ipotetica transazione nel mercato più vantaggioso di riferimento per una specifica attività (o passività), corrente, rappresentativo di condizioni ordinate di vendita e che rifletta le supposizioni dei partecipanti al mercato.
L’autore si sofferma poi sul processo da seguire nella misurazione del fair value delle attività per determinare: A) la c.d. unit of account della particolare attività oggetto di misurazione; B) il mercato più vantaggioso, identificandolo nel mercato in grado di massimizzare il corrispettivo che può essere incassato dalla vendita di un’attività, in considerazione dei costi di transazione e dei costi di trasporto; C) i partecipanti al mercato, che debbono essere indipendenti, competenti e sufficientemente informati in merito all’attività, nonché interessati a realizzare una transazione avente ad oggetto la medesima attività; D) il c.d. highest and best use dell’attività, che può essere il fair value massimo estraibile dall’attività, collegato al suo utilizzo, in combinazione con altre attività (in use) o in una singola prospettiva (in exchange). L’autore si sofferma inoltre sulla prospettiva di valutazione de qua, puntualizzando come l’oggetto di cessione sia sempre rappresentato dalla singola attività, anche quando la prospettiva di valutazione fosse collegata ad altre attività. Per contro, solo in casi limitati sembra possibile utilizzare il fair value in exchange delle attività complementari, per calcolare il valore massimo estraibile dalla specifica attività, in combinazione con le altre; ciò detraendo dal fair value in use dell’intero gruppo di attività, i fair value in exchange delle attività complementari. In particolare, l’autore rileva come nell’ipotesi di attività finanziarie la prospettiva di valutazione sia sempre in exchange. E) La gerarchia dei fair value. In primis rilevano i prezzi di mercato per la medesima attività (Level 1 inputs); secondariamente, sono indicati i prezzi e i tassi, o i premi per il rischio di attività simili (Level 2 inputs); da ultimo, occorre fare riferimento ai c.d. input non osservabili sul mercato (Level 3 inputs). F) In conclusione, sono delineate le tecniche di valutazione, individuate con le famiglie di criteri valutativi, utilizzabili ai fini della stima del fair value di attività non scambiate su “mercati attivi” e per le quali, quindi, il valore corrente esprima una stima del prezzo di cessione dell’attività ai partecipanti al mercato, in condizioni ordinate di scambio, in base ai c.d. Market Income Cost (che identificano l’approccio di mercato, del reddito e del costo).

(Matteo Ferrando – m.ferrando@lascalaw.com)

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