Chi è onerato della prova non usi gli scalari

Verifiche usura, 2,1 è il numero perfetto

Con riferimento al tasso di mora, la verifica del superamento o meno del tasso soglia va compiuta solo sul tasso vigente all’atto della sottoscrizione del contratto da confrontare con il tasso soglia come da indicazioni di Bankitalia, in base al quale i TEG medi pubblicati sono aumentati di 2,1 punti.

Questo il principio espresso dal Tribunale di Siracusa, con la sentenza in commento, nella causa che aveva ad oggetto un contratto di mutuo sottoscritto in data 25 novembre 2005. Nel corso del giudizio, veniva ammessa dal Giudice la CTU contabile ma la verifica non faceva evidenziare alcun sconfinamento del tasso soglia. La verifica aveva ad oggetto solo il tasso di interesse corrispettivo perché il tasso di mora, in concreto non era mai stato applicato.

“Le conclusioni rassegnate dal perito possono essere integralmente condivise in quanto esaustivamente motivate, logiche, pertinenti. L’istituto di credito, secondo il calcolo operato dal CTU, si è attenuto a quanto previsto contrattualmente per la determinazione degli interessi corrispettivi, per cui nulla è possibile rilevare per quanto riguarda gli interessi moratori, perché sulla base della documentazione prodotta, non se ne riscontra alcuna applicazione”.

Per completezza il Tribunale di Siracusa spiega che, per verificare se il tasso di mora supera il tasso soglia, il TEG medio deve essere maggiorato di 2,1 punti percentuali, per poi determinare la soglia. In via subordinata, parte attrice chiedeva che il contratto di mutuo venisse dichiarato nullo perché la Banca, prevedendo un piano di ammortamento alla francese, avrebbe violato l’art. 1283 c.c.

Il Giudice richiama una sentenza del Tribunale di Milano del 16 luglio 2015, secondo la quale il piano di ammortamento alla francese utilizza la formula matematica della c.d. “legge di sconto composto”: “trattasi di formula di equivalenza finanziaria, che consente di individuare la quota capitale da restituire in ciascuna delle rate prestabilite, così che la somma dei valori capitale compresi in tutte le rate del piano di ammortamento sia uguale al capitale mutuato, ma che non va ad incidere sul separato conteggio degli interessi, che risponde alle regole dell’interesse semplice, venendo conteggiato ad ogni rata sul solo capitale che residua dopo la restituzione di capitale effettuato tramite le rate precedenti”.

Secondo il Tribunale, nessun indebito conteggio anatocistico viene quindi effettuato. Analogamente, non può mai parlarsi di indeterminatezza per il fatto che il tasso, pattuito su base annua, viene applicato su base mensile. Tale pattuizione non trova alcun divieto di legge ed è legata al fatto che, per il mutuatario, è preferibile dilazionare la restituzione su base mensile.

Le domande venivano quindi integralmente rigettate e parte attrice veniva condannata al pagamento delle spese processuali.

Tribunale di Siracusa, 27 settembre 2019, n. 1748

Alessandra Buccolieri – a.buccolieri@lascalaw.com

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