Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

Tasso soglia usura nei contratti di mutuo: si conferma l’orientamento dominante

Recentemente, la Corte d’Appello di Venezia, ha rigettato le contestazioni formulate dagli appellanti in merito all’erroneità della sentenza di primo grado nella parte in cui non ha affermato l’usurarietà delle condizioni economiche relative al rapporto di mutuo ipotecario oggetto di causa.

Secondo gli appellanti, il primo giudice avrebbe dovuto verificare l’applicazione di interessi usurari considerando in modo aggregato gli interessi corrispettivi e gli interessi moratori aggiungendo la commissione di estinzione anticipata con conseguente condanna della Banca alla restituzione di tutti gli interessi percepiti nel corso del rapporto.

La Corte d’Appello di Venezia, uniformandosi alla giurisprudenza prevalente, ha ritenuto infondato il suddetto motivo di appello.

L’art. 5 del contratto di mutuo oggetto di contestazione, infatti, così prevedeva: “…. In caso di ritardato pagamento di ogni importo a qualsiasi titolo dovuto in dipendenza del mutuo anche in caso di decadenza del beneficio del termine e di risoluzione del contratto decorreranno di pieno diritto dal giorno della scadenza interessi di mora a favore della Banca nella misura del tasso contrattuale vigente maggiorato di 2 (due) punti in ragione d’anno. Su detti interessi non verrà applicata alcuna capitalizzazione periodica…”.

La Sentenza della Corte veneziana ha, dunque, stabilito che la formulazione della clausola non consente di ritenere fondata l’interpretazione proposta dagli appellanti secondo cui, facendo riferimento a “ogni importo a qualsiasi titolo dovuto”, avrebbe fondamento negoziale la pretesa di aggiungere agli interessi corrispettivi non versati anche gli ulteriori interessi moratori, con inevitabile superamento del tasso soglia.

In realtà, la diversa funzione degli interessi corrispettivi rispetto agli interessi moratori rende gli stessi alternativi tra loro per cui, in caso di ritardato pagamento del capitale dovuto, a questo vanno aggiunti gli interessi moratori al posto dei corrispettivi.

Secondo la SC, inoltre, “la disciplina antiusura, essendo volta a sanzionare la promessa di qualsivoglia somma usuraria dovuta in relazione al contratto, si applica anche agli interessi moratori, la cui mancata ricomprensione nell’ambito del Tasso effettivo globale medio (T.e.g.m.) non preclude l’applicazione dei decreti ministeriali di cui all’art. 2, comma 1, della l. n. 108 del 1996, ove questi contengano comunque la rilevazione del tasso medio praticato dagli operatori professionali; ne consegue che, in quest’ultimo caso, il tasso-soglia sarà dato dal T.e.g.m., incrementato della maggiorazione media degli interessi moratori, moltiplicato per il coefficiente in aumento e con l’aggiunta dei punti percentuali previsti, quale ulteriore margine di tolleranza, dal quarto comma dell’art. 2 sopra citato, mentre invece, laddove i decreti ministeriali non rechino l’indicazione della suddetta maggiorazione media, la comparazione andrà effettuata tra il Tasso effettivo globale (T.e.g.) del singolo rapporto, comprensivo degli interessi moratori, e il T.e.g.m. così come rilevato nei suddetti decreti. Dall’accertamento dell’usurarietà discende l’applicazione dell’art. 1815, comma 2, c.c., di modo che gli interessi moratori non sono dovuti nella misura (usuraria) pattuita, bensì in quella dei corrispettivi lecitamente convenuti, in applicazione dell’art. 1224, comma 1, c.c.; nei contratti conclusi con i consumatori è altresì applicabile la tutela prevista dagli artt. 33, comma 2, lett. f) e 36, comma 1, del d.lgs. n. 206 del 2005 (codice del consumo), essendo rimessa all’interessato la scelta di far valere l’uno o l’altro rimedio” (Cass.SU 19597/20).

L’appello, pertanto, è stato rigettato, con conseguente condanna degli appellanti alla rifusione delle spese a favore della Banca.

Corte d’App. Venezia, 7 luglio 2021, n. 1902

Tommaso Fantuz – t.fantuz@lascalaw.com

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