Mark to market, sei elemento essenziale e determinabile?

Vendita di partecipazioni sociali e competenza del giudice ordinario

Una recente ordinanza della Suprema Corte (Cass. Civ., Sez. VI, 4-4-2017, n. 8738) ha rimarcato il riparto di competenza tra Giudice ordinario e Tribunale delle Imprese, sottolineando la necessità che l’interpretazione della competenza attribuita deve essere “coerente con l’esigenza di evitare l’ampliamento eccessivamente incerto della competenza societaria delle sezioni specializzate, come ritenuto da attenta dottrina”.

Un investitore sottoscriveva l’acquisto di azioni emesse dalla banca negoziatrice mediante transazione con un privato, nell’ambito della prestazione della attività di intermediazione mobiliare da parte della stessa banca emittente. In seguito l’investitore agiva in giudizio contestando l’acquisto effettuato e facendo valere la nullità del contratto di intermediazione finanziaria, con conseguente restituzione dei capitali investiti e dei titoli acquistati.

Il Giudice, tuttavia, si dichiarava incompetente sostenendo che il giudizio doveva ritenersi compreso nella competenza del Tribunale delle Imprese “secondo il disposto di cui all’art.3, comma 2, del d.lgs. del 27/6/2003, n.168 mod. dal d.l. 24/1/2012, n. 1, che in tal senso dispone quando la causa riguarda il “trasferimento” delle “partecipazioni sociali” ed “ogni altro negozio avente ad oggetto le partecipazioni sociali o i diritti inerenti”, anche se proposte domande ulteriori e connesse”.

L’investitore – pertanto – proponeva regolamento di competenza sostenendo che il foro adito fosse competente in applicazione del c.d. foro del consumatore, dovendosi la causa collocarsi nell’ambito della intermediazione finanziaria (con derivante competenza del giudice ordinario) e non già nell’alveo della competenza propria del trasferimento di partecipazioni sociali.

La banca, a contrario, si opponeva contestando il ricorso.

L’ordinanza emessa dalla Corte ha preliminarmente chiarito che il D.L. 1/2012, nel disciplinare la competenza del Tribunale delle Imprese, “ha inteso pertanto valorizzare, ai fini della individuazione della competenza delle Sezioni specializzate, il legame diretto della controversia con i rapporti societari e le partecipazioni sociali, riscontrabile alla stregua del petitum sostanziale, identificabile in funzione soprattutto della causa petendi, per la intrinseca natura della posizione dedotta in giudizio”. Il richiamo è ovviamente alle precedenti decisioni assunte al riguardo da parte del Suprema Collegio (si vedano Cass. Civ., Sez. Unite, 9-2-2015, n. 2360 e Cass. Civ., Sez. Unite, 11-10-2011, n. 20902), che hanno statuito come la giurisdizione debba essere individuata tramite l’analisi del petitum sostanziale che va identificato soprattutto in funzione della “causa petendi”.

Pertanto, valutato che “nella fattispecie, l’azione svolta dalla [omissis] non è relativa al trasferimento delle azioni, ma è basata sul contratto di intermediazione, nella specie sul contratto generale di investimento del 2010, negozio il cui oggetto non è costituito dalle partecipazioni sociali, se non in via mediata, tant’è che la domanda di nullità dell’acquisto delle azioni [omissis] consegue, in tesi di parte attrice, alla nullità del contratto generale d’investimento” la Corte ha accolto il ricorso, cassando l’ordinanza e rimettendo la causa al Tribunale.

Cass., Sez. VI, 4 aprile 2017, n. 8738 (leggi la sentenza)

Carlo Giambalvo Zilli c.zilli@lascalaw.com

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