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Vendita di partecipazione di Srl: vige il principio di libertà delle forme

L’efficacia tra le parti del trasferimento di quote di società a responsabilità limitata è retta dal principio di libertà delle forme. Da ciò discende che la forma scritta non è richiesta né ad substantiam e nemmeno ad probationem.

E’ questo il principio espresso dal Tribunale di Milano con la sentenza n. 7182 del 29 ottobre 2020, ribadendo un orientamento ampiamente consolidato in giurisprudenza secondo il quale: “va poi senz’altro condiviso l’orientamento citato dagli attori in tema di libertà di forme dell’atto di cessione di quote di srl inter partes, la disciplina di cui all’art. 2470 cc regolando di per sé solo l’opponibilità dell’atto nei confronti della società, come da ultimo ribadito da Cass. n. 25626/2017, secondo la cui massima: «L’art. 2479 cc, nel testo anteriore al dlgs. n. 6 del 2003, disciplina (al pari dell’art. 2470 cc, nel testo in vigore) la forma del trasferimento di quota di società a responsabilità limitata perché sia opponibile alla società, mentre, nei rapporti tra le parti, in forza del principio di libertà delle forme, la cessione medesima è valida ed efficace in virtù del semplice consenso manifestato dalle stesse, non richiedendo la forma scritta né “ad substantiam”, né “ad probationem»” (in senso conforme: Cass. civ. sez. I, n. 23203 dell’11 ottobre 2013; Cass. civ. sez. I, n. 10121 del 2 maggio 2007).

Il naturale corollario che deriva dalla citata pronuncia è che il 1° e il 2° comma dell’art. 2470 c.c., secondo i quali il trasferimento delle partecipazioni ha effetto nei confronti della società dal momento del deposito dell’atto di trasferimento in forma di scrittura privata autenticata presso il Registro delle Imprese, si riferiscono unicamente al regime al quale è sottoposto il trasferimento delle partecipazioni ai fini del regolare esercizio dei diritti sociali.

È, infatti, pacifico in giurisprudenza che: “il primo comma dell’art. 2470 c.c. prevede che il trasferimento della partecipazione ha effetto di fronte alla società dal momento del deposito presso il registro delle imprese (adempimento questo che ha sostituito l’iscrizione nel libro soci). Conseguentemente, solo da tale momento l’acquirente (così come il donatario) è legittimato ad esercitare i diritti sociali. Ora, a volere prescindere dal dibattito dottrinario in ordine all’esatto momento cui ancorare l’efficacia nei confronti della società del trasferimento della partecipazione sociale (se alla iscrizione nel registro dell’atto di trasferimento ovvero al momento, antecedente, del deposito dell’atto presso il registro), è certo che, in epoca anteriore, l’acquirente della quota sociale non può esercitare i diritti sociali. Conseguentemente, egli non può assumere alcuna decisione che sia imputabile alla società e ciò neppure differendo gli effetti della propria dichiarazione di volontà (in quanto tale dichiarazione nel momento in cui viene posta in essere non è imputabile in alcun modo alla società medesima)” (da ultimo, si veda Trib. Roma, 12 gennaio 2018).

In conclusione, si può affermare che l’art. 2470 c.c. non riguarda il dispiegamento dell’efficacia tra le parti del trasferimento di quote di società a responsabilità limitata, in quanto tale rapporto è regolato dal principio di libertà delle forme dal quale consegue il fatto che il momento traslativo della proprietà delle quote si perfeziona, semplicemente, una volta che sia raggiunto il consenso delle parti rispetto al negozio traslativo.

Trib. Milano, 29 ottobre 2020, n. 7182

Fabio Dalmasso – f.dalmasso@lascalaw.com

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