Marchi e brevetti

Valorizzare le curve. Le nuove frontiere della tutela brevettuale.

Trib. Milano 14 gennaio 2016 (leggi la sentenza)

Max Mara rivendica il diritto di produrre un particolare modello di jeans che garantisce curve mozzafiato a chi li indossa, e vince.

Più precisamente, il Tribunale di Milano ha riconosciuto come valido il brevetto della nota casa di moda avente ad oggetto la tasca posteriore di pantaloni in grado di valorizzare e modellare i glutei. La tasca, nello specifico, si compone di due elementi di tessuto che, una volta sovrapposti e cuciti insieme, assumono una forma tridimensionale che riduce lo schiacciamento esteticamente sgradevole del posteriore.

marchi

L’originale taglio sartoriale, a parere del collegio, risolve un’esigenza di comfort e di pregio estetico che vale a conferire la tutela brevettuale.  Il giudice meneghino ha infatti ritenuto che costituisce invenzione ai sensi dell’art. 45 del codice della Proprietà Industriale anche una semplice soluzione tecnica che aumenta il comfort e che risolve esigenze estetiche.

Nulla da dire a proposito del comfort. Per quanto esso sia soggettivo, a parere di chi scrive è senz’altro vero che i glutei hanno una loro rotondità naturale che le tasche tradizionali, realizzate con un unico taglio di tessuto, non accompagnano. Il modello della Max Mara, quindi, per questo aspetto introduce un quid novi in commercio prima non esistente.

Quanto all’esigenza estetica, invece, pare dubbio che essa debba trovare tutela nel dominio delle invenzioni industriali, trovando il suo naturale alveo nel design o, tutt’al più, nel diritto d’autore.

Le esigenze estetiche non sono problemi tecnici risolvibili con brevetti per invenzione. Questi ultimi si inseriscono in un processo cumulativo di conoscenze che conduce nel tempo ad un oggettivo avanzamento dello stato della tecnica. L’estetica, invece, senz’altro con riguardo alla moda, segue correnti culturali e i volubili diktat dell’industria del fashion.

Peraltro, la particolare cucitura utilizzata per la tasca in questione non è certo una novità in sartoria ed è da sempre usata per consentire l’adattamento degli indumenti a qualsiasi altra rotondità anatomica; sicché, potrebbe anche sostenersi che il suo utilizzo nel caso di specie sia del tutto ovvio e tale da far venire meno il requisito della c.d. attività inventiva (necessario ex art. 48 del Codice della Proprietà Industriale), ovvero quel minimo di sforzo richiesto ad un esperto del ramo (un sarto in questo caso) per giungere alla medesima soluzione tecnica.

29 febbraio 2016

Francesco Ramponef.rampone@lascalaw.com

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