L’assenza di preventivo non esclude il diritto al compenso dell’avvocato

É valido il preliminare anche se l’assegno consegnato per il pagamento della caparra è scoperto

La Suprema Corte, con la sentenza n. 24747/2016, ha statuito che “il preliminare di vendita di un immobile è valido nonostante l’inadempimento del promissario acquirente dovuto al fatto che l’assegno, con il quale si intendeva corrispondere la caparra concordata al momento della sua emissione, fosse scoperto”.

Nel caso in esame il promittente venditore veniva citato in giudizio davanti al Tribunale dal promissario acquirente, il quale chiedeva la risoluzione del contratto per inadempimento di controparte, ex art. 1453 c.c., e la condanna del convenuto al pagamento del doppio della caparra, ex art. 1385 c.c., oltre al risarcimento del danno.

Il Tribunale accoglieva le domande attoree e condannava il promittente venditore al pagamento del doppio della caparra e delle spese del giudizio.

La Corte d’Appello, su atto di appello proposto dal venditore, riformava la sentenza impugnata, dichiarando risolto il contratto sottoscritto tra le parti per inadempimento del promissario acquirente e compensando le spese del giudizio.

Nel ricorso presentato alla Suprema Corte dal promissario acquirente quest’ultimo sostiene che vi sia stata una violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1385 c.c., in quanto la Corte distrettuale avrebbe ritenuto erroneamente che la caparra avesse perduto la sua funzione di rafforzamento del vincolo contrattuale, considerato che l’assegno utilizzato per corrispondere la caparra si era rivelato privo di provvista al momento dell’incasso. La funzione della caparra, infatti, è assolta dal momento della messa a disposizione della somma e non anche dalla immissione della stessa nella disponibilità del destinatario attraverso l’incasso del titolo.

Per i Giudici di legittimità tale ricorso merita accoglimento.

Secondo un precedente orientamento giurisprudenziale, infatti, la caparra può essere costituita mediante la consegna di un assegno bancario, anche se i suoi effetti si perfezionano nel momento della sua riscossione e quindi salvo buon fine (Cass. n. 17127/11). La Suprema Corte aveva, inoltre, già chiarito che “in caso di pagamento effettuato mediante assegni di conto corrente, l’effetto liberatorio si verifica con la riscossione della somma portata dal titolo, in quanto la consegna del titolo deve considerarsi effettuata, salva diversa volontà delle parti, pro solvendo; tuttavia, poiché l’assegno, in quanto titolo pagabile a vista, si perfeziona, quale mezzo di pagamento, quando passa dalla disponibilità del traente a quella del prenditore, ai fini della prova del pagamento, quale fatto estintivo dell’obbligazione, è sufficiente che il debitore dimostri l’avvenuta emissione e la consegna del titolo, incombendo, invece, al creditore la prova del mancato incasso, la quale, pur costituendo una prova negativa, non si risolve in una probatio diabolica, in quanto, avuto riguardo alla legge di circolazione del titolo, il possesso dello stesso da parte del creditore che lo ha ricevuto implica il mancato pagamento” (Cass. n. 17749/2009).

Con la consegna dell’assegno, quindi, il contratto di caparra, essendo un contratto reale, si era già perfezionato.

La sentenza impugnata va, quindi, cassata e la causa rinviata alla Corte d’Appello in altra composizione.

Cass., Sez. VI, 5 dicembre 2016, n. 24747

Sara Severoni – s.severoni@lascalaw.com

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