Diritto Processuale Civile

Valido il ricorso in Cassazione fuori termine se muta l’indirizzo dei giudici dopo il deposito: a rischio i cardini dell’ordinamento

– di Eugenio Sacchettini, in Guida al Diritto, n. 32/11, pag. 38

L’articolo in commento si occupa della recente sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n.15144/2011 (leggi la sentenza per esteso), la quale ha stabilito che la parte che abbia proposto ricorso per cassazione, facendo affidamento su un consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità in ordine alle norme regolatrici del processo, incorre in errore scusabile e ha diritto ad essere rimessa in termini ai sensi dell’art. 184 bis c.p.c. se, esclusivamente a causa del mutamento di orientamento interpretativo, si sia determinato un vizio di inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione dovuta alla diversità delle forme e dei termini da osservare sulla base del nuovo orientamento
sopravvenuto alla proposizione del ricorso. In tale ipotesi non è applicabile il principio di tardività dell’impugnazione.

La sentenza cerca di ovviare ad una linea consolidata, rivelatasi poi errata e ritiene di poter trarre argomenti dallo spirito del giusto processo di cui all’art. 101 Cost. sostenendo che ciò che non è consentito alla legge non è consentito alla giurisprudenza.

Le Sezioni Unite, infatti, hanno voluto ribaltare il pregresso indirizzo in base al quale il termine iniziale di decorrenza per la proposizione del ricorso per cassazione, in relazione alle sentenze emesse dal Tribunale Superiore delle acque pubbliche, inizia a decorrere dalla notifica alle parti mediante consegna di copia integrale del dispositivo dopo l’avvenuta restituzione della sentenza da parte dell’ufficio del registro. Il termine decorrerebbe invece
dalla notifica della copia della sentenza, indipendentemente dalla registrazione della stessa, rilevando quest’ultima solo a fini fiscali.

All’operatore del diritto però si potrebbe facilmente obiettare che, quando si trova ad affrontare problemi di applicabilità della norma dovrebbe guardare, ai sensi dell’art. 12 co.1 preleggi, a quello che stabilisce la norma vigente.

Accertato che il chiaro significato delle parole e l’intenzione del legislatore indicano che il termine per l’impugnazione è scaduto, come la sentenza n. 15144/2011 riconosce, ogni tentativo di ripescaggio è contra legem in quanto va a colpire uno dei principi fondamentali del nostro ordinamento e il diritto acquisito dalla parte vittoriosa: nel nostro ordinamento, infatti, non vige il principio dello stare decisis caratteristico dei Paesi del Common Law nei quali il precedente giurisprudenziale ha valore normativo.

(Federica Martini – f.martini@lascalaw.com

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