Diritto dell'Esecuzione Forzata

Validità del titolo esecutivo costituito dal mutuo fondiario

Cass., 19 novembre 2013, n. 25903 (leggi la sentenza per esteso)

Con la pronuncia in commento il Supremo Collegio si è espresso in merito ad una vicenda che ha tratto origine dall’opposizione all’esecuzione promossa dalla parte mutuataria esecutata per contestare la validità del titolo esecutivo costituito dal contratto di mutuo fondiario (avente ad oggetto la corresponsione da parte dell’Istituto di Credito pignorante della somma necessaria ad azzerare lo scoperto di conto corrente a carico della parte mutuataria), posto a fondamento dell’esecuzione stessa, in quanto, a detta dell’opponente, privo dei requisiti richiesti dalla legge (concessione da parte di banche di finanziamenti a medio/lungo termine con garanzia di primo grado su immobili).

Sul punto, gli ermellini, confermando quanto già statuito, nel caso di specie, dalla Corte Territoriale, nel rilevare l’assenza dei caratteri propri del tipo e la conseguente nullità del contratto di mutuo fondiario, hanno ravvisato nello stesso negozio gli elementi essenziali per la stipulazione di un mutuo ipotecario per atto pubblico con conseguente validità del titolo esecutivo posto a fondamento dell’esecuzione opposta.

Nello specifico, i giudici della Corte di Cassazione, nell’accogliere la domanda di nullità del contratto di mutuo fondiario, hanno concluso per la sua conversione ai sensi dell’art. 1424 c.c. in contratto di mutuo garantito da ipoteca in relazione al quale sono stati riscontrati i requisiti di forma e sostanza.

In definitiva, si è evidenziato come, nel caso in esame, si potesse ravvisare la presenza di un valido titolo esecutivo nella costituzione di un’obbligazione avente ad oggetto una somma di denaro comunque assistita dalla presenza degli elementi strutturali indispensabili per la funzione esecutiva e ciò alla luce dello scopo in concreto perseguito dalle parti (peraltro caratterizzato dal preminente interesse dello stesso mutuatario) di utilizzare la somma mutuata per azzerare lo scoperto di conto corrente aprendo un nuovo rapporto che prevedeva il rimborso del nuovo debito mediante rate predeterminate.

Infine, in ragione delle considerazione di cui sopra, i giudici del Supremo Collegio, respingendo anche le ulteriori doglianze mosse dagli opponenti in merito alla mancata consegna materiale della somma di denaro, hanno inoltre ribadito un principio già più volte sancito nella giurisprudenza di legittimità circa la validità del contratto di mutuo pur in mancanza della consegna di una somma di denaro.

A detta del Supremo Collegio, infatti, è da considerarsi equipollente alla traditio della somma di denaro il conseguimento della giuridica disponibilità di questa da parte del mutuatario così come avviane nell’accreditamento in conto corrente della somma mutuata e ciò in ragione del fatto che la natura reale del contratto di mutuo non richiede in via tassativa che la cosa mutuata sua materialmente consegnata potendosi ritenere soddisfatta allorquando il risultato pratico raggiunto si identifichi con quello che si sarebbe raggiunto con la consegna materiale della bene mutuato.

(Laura Pelucchi – l.pelucchi@lascalaw.com)

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