Il fornitore non è sempre responsabile del trattamento

Utilizzo fraudolento di strumenti di pagamento elettronici e rimborso

Il Collegio territoriale di Palermo dell’ABF ha rigettato il ricorso con il quale il cliente aveva chiesto il rimborso delle somme illegittimamente sottratte per un importo di € 5.000,00 a seguito di operazioni non autorizzate dal titolare del rapporto di conto corrente.

L’ABF torna dunque a pronunciarsi in tema di utilizzo fraudolento di strumenti di pagamento elettronici.

Orbene, come spesso accade, anche nel caso di specie, chi ha instaurato il procedimento non è stato ritenuto esente da colpa. Infatti, l’Arbitro, tramite la documentazione versta in atti dall’intermediario, ha potuto accertare che “Dai log informatici prodotti risulta come effettivamente le operazioni risultino eseguite mediante il corretto inserimento dei codici di sicurezza (OTP, OTS e in due delle operazioni risposta ala c.d. domanda di sicurezza)”. Allo stesso modo si è accertato che la banca avesse fornito “prova dell’avvenuto enrollment per il quale è stato necessario l’inserimento dei codici di sicurezza in possesso e/o comunicati tramite notifica al cliente. Il numero di cellulare al quale risultano inviati gli avvisi risulta identico a quello indicato in sede di denuncia”.

A seguito di detti accertamenti il Collegio, dopo aver preliminarmente richiamato le disposizioni in materia di uso fraudolento dei sistemi di pagamento e dovere di diligenza dell’utilizzatore di cui agli artt. 7 e 12 D. Lgs. n. 11 del 27 gennaio 2010, ha ben potuto affermare, sulla scorta dell’ormai consolidato orientamento dell’ABF, che “la condotta del ricorrente appare censurabile, in termini di negligenza”.

Infatti, secondo i principii sposati dal Collegio di Coordinamento, con la decisione n. 22745/2019, “la previsione di cui all’art. 10, comma 2, del d.lgs. n.11/2010 in ordine all’onere posto a carico del PSP della prova della frode, del dolo o della colpa grave dell’utilizzatore, va interpretato nel senso che la produzione documentale volta a provare l’”autenticazione” e la formale regolarità dell’operazione contestata non soddisfa, di per sé, l’onere probatorio, essendo necessario che l’intermediario provveda specificamente a indicare una serie di elementi di fatto che caratterizzano le modalità esecutive dell’operazione dai quali possa trarsi la prova, in via presuntiva, della colpa grave dell’utente”.

In merito a tali profili è dunque risultato che l’intermediario avesse correttamente assolto agli oneri probatori a suo carico, avendo fornito prova dell’autenticazione, della corretta registrazione e contabilizzazione dell’operazione asseritamente non autorizzata.

Dunque, si è ancora una volta riaffermato il principio secondo cui la condotta negligente del cliente non permette allo stesso di poter invocare la responsabilità della banca.

ABF, Collegio di Palermo, 19 luglio 2021, n. 17200

Andrea Monesiglio – a.monesiglio@lascalaw.com

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