Marchi e brevetti

Utilizzabilità del marchio e denominazione geografica

CGUE – Sentenza 8 maggio 2014, Causa C-35/13  (leggi la sentenza per esteso)

Con la sentenza dell’8 maggio 2014, la Corte di Giustizia UE (causa C 35/13) si è pronunciata sulla questione pregiudiziale posta dalla Corte di Cassazione Italiana relativa alle condizioni in presenza delle quali una denominazione geografica, nel caso specifico la denominazione “Felino”, Comune situato in provincia di Parma, possa essere utilizzata per indicare un prodotto, nello specifico, un salame.

Il contenzioso nasceva nel 1998 allorché l’Associazione per la tutela del Salame Felino citava in giudizio la Kraft Jacobs Suchard S.p.A. dinanzi al Tribunale di Parma lamentando che la convenuta aveva posto in vendita un salame recante la denominazione “Salame Felino” prodotto in Lombardia. Il tribunale, accertata tale circostanza, nonché il fatto che Salame Felino godeva di una reputazione presso i consumatori in virtù delle sue caratteristiche derivanti da una peculiarità collegata allo specifico ambiente geografico del parmense, aveva condannato la Kraft per concorrenza sleale ex art. 2598 c.c..

Anche la Corte di Appello confermava il giudice di prime cure, e il caso giungeva davanti alla Corte di Cassazione sulla pretesa della Kraft secondo cui non sarebbe applicabile la disciplina comunitaria sulle denominazioni di origine ai marchi nazionali non registrati. Il quesito veniva quindi sottoposto alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Ebbene, secondo i giudici di Lussemburgo bisogna ritenere con assoluta certezza che seppur un marchio riproducente una denominazione geografica non abbia ottenuto in sede europea il riconoscimento ufficiale IGP (Indicazione Geografica Protetta) o DOP (Denominazione di Origine Protetta), e quindi non goda della tutela ai sensi della normativa UE, esso può essere comunque tutelato da una disposizione nazionale purché tale disposizione non sia in contrasto con le norme UE sulla tutela di IGP e DOP e sulla libera circolazione delle merci. Nella specie, tale norma sarebbe proprio l’art. 2598 c.c. sulla concorrenza sleale che, correttamente interpretata dai giudici, li ha indotti a ritenere che non possono essere immessi nel mercato prodotti contraddistinti con un toponimo se questi non hanno un qualche legame con la corrispondente zona geografica.

Da notare che nel corso di questa lunghissima causa il Regolamento di riferimento (allora il Reg. n. 2081/92) è già stato sostituito due volte: dal Regolamento n. 510/2006, prima, e dal Regolamento n. 1151/2012, ora in vigore. Ma soprattutto, va detto che il Salame Felino, nel 2013, ha poi ottenuto la protezione IGP.

18 luglio 2014

(Franco Pizzabiocca – f.pizzabiocca@lascalaw.com)

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