Chi è onerato della prova non usi gli scalari

Usura e valute: no alle contestazioni generiche e tardive

Lo Studio ha assistito un istituto di credito, nell’ambito di un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, nel quale i debitori ingiuntivi eccepivano – tra l’altro – l’usurarietà dei tassi di interesse applicati e l’illegittimità delle valute.
Il Tribunale di Monza ha integralmente rigettate le doglianze di parte opponente, rilevando come le medesime fossero generiche e non adeguatamente provate, oltre che basate su principi errati. In particolare, gli attori avevano preso in considerazione, ai fini della verifica dell’usura, il TAEG (che è il tasso di riferimento per le operazioni di credito al consumo) e non il TEG.
Si legge nella sentenza “(…) al fine di provare che la Banca era incorsa in usura oggettiva, gli attori avrebbero dovuto allegare e poi provare, che il tasso di interesse pattuito nel contratto di conto corrente era superiore al tasso soglia dell’epoca. Tale allegazione e la relativa prova sono state palesemente omesse dagli opponenti i quali non hanno nemmeno indicato il tasso pattuito, né hanno prodotto i decreti amministrativi attestanti il tasso soglia del periodo (come era loro onere). (…) 2) usura soggettiva: gli opponenti si sono limitati a dissertazioni di diritto, senza assolutamente allegare in via specifica (vale a dire con riferimento al caso concreto), né provare la sussistenza degli elementi che caratterizzano la fattispecie, val a dire la grave condizione finanziaria della società, l’approfittamento della Banca e la applicazione di un tasso di interesse sproporzionato”.
In punto valute, il Giudice ha invece osservato che le stesse erano espressamente pattuite in contratto e che “In ogni caso l’art. 1832 c.c. preclude qualsiasi contestazione in ordine alla conformità delle singole annotazioni ai rapporti obbligatori dai quali derivano gli accrediti e gli addebiti iscritti nell’estratto conto. Ovviamente tale principio non opera nel caso in cui si verta in tema di nullità, ma opera senz’altro per quanto riguarda il regime del decorso delle valute. Pertanto non vi è dubbio che la mancanza di contestazioni avanzate nel corso del rapporto da parte della correntista impedisce agli attori di far valere oggi alcuna doglianza, dovendo il saldo del conto ritenersi via via tacitamente approvato”.

Simona Daminelli – s.daminelli@lascalaw.com

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