Prelievi in conto corrente: non basta essere cointestatari

Usura sopravvenuta: Sezioni Unite applicabili anche al conto corrente

Questa conferma proviene dal Tribunale di Monza, pronunciatosi all’esito di un giudizio avente ad oggetto le rituali doglianze tipiche del contenzioso bancario.

Come noto, i recenti arresti delle Sezioni Unite hanno affrontato e risolto (o quantomeno tentato) le dibattute questioni giurisprudenziali in tema di contratto c.d. “monofirma” e di usura sopravvenuta. Ecco che allora, a salvaguardia delle “usuali” contestazioni relative a questi argomenti, fioriscono capziose riletture dei principi espressi dal Supremo Collegio.

Così come nel caso attenzionato dal Tribunale lombardo, sempre più spesso, i contraddittori degli Istituti di credito insistono nel perorare le proprie tesi deducendo l’inapplicabilità dei principi espressi dalle SS.UU. – nel caso di specie la n. 24675/2017 sull’usura sopravvenuta – a rapporti diversi da quelli esaminati in sentenza, ed in particolare ai rapporti di conto corrente e di aperture di credito. L’obiettivo, per quanto ovvio, è quello di privare di portata estensiva i principi di diritto ivi espressi e circoscrivere unicamente ai rapporti di mutuo il dictum della Cassazione.

I difensori delle banche – sovente tacciati di invocare a profusione l’applicabilità della pronuncia per ogni rapporto ed al solo nominare il termine usura –  trovano il supporto, a conferma della strumentalità delle tesi ex adverso, nelle più recenti pronunce di merito.

La dottoressa Gaggiotti, nella sentenza in commento, ha infatti replicato a siffatte contestazioni, proprio in tema di usura sopravvenuta, chiarendo che “il principio di diritto enunciato dalla Corte di cassazione con riferimento ad un contratto di mutuo ha però portata generale, muovendo dall’interpretazione delle norme che disciplinano il fenomeno usurario nel suo complesso. E’ quindi applicabile anche ai rapporti di conto corrente, ma l’accertamento di usurarietà in relazione a tali contratti deve tener conto  delle peculiarità proprie di tale tipologia di contratto”.

Questa pronuncia, sulla scia di altre (si veda, ad esempio, Tribunale di Roma, sentenza n. 2731/2018 del 06/02/2018, dr. Remo Scerrato), intende sgombrare il campo da possibili equivoci interpretativi, che andrebbero a vanificare la portata della decisione di legittimità.

Se quindi la decisione della Suprema Corte pare aver posto un argine alle innumerevoli cause promosse in materia di usura, non resterà, a questo punto, che attendere i giudici di merito per verificare se gli stessi recepiranno i medesimi principi.

Tribunale di Monza, 13 giugno 2018, n. 1678 (leggi la sentenza)

Paola Maccarrone – p.maccarrone@lascalaw.com

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