Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

Usura sopravvenuta: No grazie

Il Tribunale di Milano, nella persona del Dott. Macripò, ha confermato l’ormai granitico orientamento, che esclude la configurazione dell’usura c.d. sopravvenuta.

Come noto, l’usura sopravvenuta deve oggi ritenersi definitivamente superata in seguito alla definizione del contrasto giurisprudenziale sul punto esistente, avvenuta con la sentenza a Sezioni Unite della Suprema Corte (v. Cass. S.U. n. 24675/17).

In tal senso il giudice ha precisato che, ai fini della configurabilità dell’usura, il momento decisivo e determinante è quello della pattuizione negoziale, senza che modifiche esterne sopravvenute, sebbene rilevino sul rapporto ancora in essere, possano incidere sulla situazione.

Nel caso in esame controparte contestava, anche mediante consulenza di parte, che in corso di esecuzione di un rapporto di conto corrente e di un rapporto di apertura di credito sarebbero stati applicati interessi superiori al tasso soglia usura rilevato nel periodo, integrando tale prassi ipotesi di usura c.d. sopravvenuta.

Secondo il Tribunale milanese risulta priva di fondamento la tesi della illiceità della pretesa del pagamento di interessi a un tasso che, pur non essendo superiore, alla data della pattuizione del contratto o di patti successivi, alla soglia dell’usura definita con il procedimento previsto dalla legge n. 108 del ‘96, superi tuttavia tale soglia al momento della maturazione o del pagamento degli interessi stessi.

Per il giudicante, infatti: “la disciplina dell’usura, articolata nell’art. 644 c.p. e nell’art. 1815 comma 2 c.c., presuppone la nozione di usura data dalla norma penale, per cui, avendo l’art. 1 del D.L. 394/00 dato rilievo ai fini dell’applicabilità dell’art. 644 c.p. e dell’art. 1815 comma 2 c.c. al solo momento della pattuizione, ciò comporta che, in caso di usura sopravvenuta (sia per pattuizione antecedente all’entrata in vigore della L. n. 108/96, sia per pattuizioni originariamente infra soglia e divenute ultra soglia solo in costanza di rapporto), la clausola di pattuizione degli interessi non è né nulla né inefficace e che la pretesa al pagamento di tali interessi non è di per sé contraria a buona fede e a correttezza, salvo particolari modalità o circostanze di escussione, nel caso di specie peraltro neppure prospettate”.

Trib. Milano, Sez. VI, 14 gennaio 2020, n. 242

Marco Campoli – m.campoli@lascalaw.com

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