Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

Usura soggettiva e onere della prova

La sentenza in commento affronta, tra le altre cose, anche il tema dell’usura soggettiva, contestazione talvolta sollevata dai mutuatari / correntisti che, nell’ambito del contenzioso bancario, agiscono nei confronti degli istituti di credito per vedersi riconosciute somme asseritamente indebite.

Nel caso di specie, i mutuatari agivano, dinanzi al Tribunale di Forlì, per vedere accertata l’usurarietà, sia sotto il profilo oggettivo che sotto il profilo soggettivo, di un finanziamento concesso loro da un istituto di credito e per ottenere, così, la ripetizione delle somme a loro dire indebitamente incamerate dalla Banca in esecuzione del predetto rapporto.

Diversamente da quanto previsto per l’usura oggettiva, la quale deve essere rilevata – per i rapporti sorti dopo la sua entrata in vigore – facendo applicazione dei dettami della l. 108/96 e tenendo in considerazione i tassi soglia trimestralmente rilevati, quanto alla configurazione dell’usurarietà soggettiva di un contratto di mutuo è necessaria, invece, la sussistenza dei presupposti elencati dall’art. 644, co. 3 c.p., il quale richiede, per l’integrazione di questa fattispecie, la presenza di due requisiti:

  • La sproporzione dei tassi pattuiti rispetto al tasso medio rilevato per operazioni similari e
  • La condizione di difficoltà economica o finanziaria del mutuatario

Non è sufficiente, tuttavia, limitarsi ad enunciarne la sussistenza nel caso specifico ma, come ricordato dal Tribunale di Forlì, è fondamentale fornire prova di quanto affermato.

Indagata negativamente la sussistenza dell’usurarietà oggettiva del rapporto oggetto di giudizio, il Giudice si è soffermato sull’usurarietà soggettiva dello stesso, così come lamentata dagli attori, disattendendo la contestazione.

In primo luogo, il Tribunale ha evidenziato, richiamando giurisprudenza ormai uniforme in merito, che al fine dell’integrazione dell’istituto dell’usura soggettiva è necessaria la prova circa la sussistenza di entrambi i presupposti, ossia “un rilevante squilibrio economico, valutato in relazione alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari, fra la prestazione erogata e la controprestazione promessa o pagata quale corrispettivo” accompagnato da una condizione di difficoltà economica o finanziaria del soggetto che dà o promette il corrispettivo usurario.

Quanto al primo requisito, è necessario dimostrare lo squilibrio contrattuale ed i vantaggi conseguiti da una sola delle parti, che alteri il sinallagma negoziale, per il cui apprezzamento il parametro di riferimento è dato dal superamento del tasso medio praticato per le operazioni similari.

Più difficoltoso risulta fornire la prova circa la sussistenza del secondo requisito, per la quale occorre allegare e documentare la difficoltà economica del mutuatario, desumibile non dai soli debiti pregressi, ma dall’impossibilità di ottenere condizioni migliori per la prestazione di denaro che richiede. È essenziale, dunque, documentare una grave situazione finanziaria, della quale il creditore deve aver approfittato consapevolmente, applicando interessi sproporzionati. La situazione di mera difficoltà, peraltro, non è sufficiente ad attestare lo stato di approfittamento, così come lo stesso non può essere desunto dalla sola sproporzione dei tassi applicati.

Inevitabilmente, la prova di entrambi i presupposti grava su coloro che sostengono la natura usuraria degli interessi, senza che – accertato lo stato di difficoltà economica – la sproporzione possa ritenersi in re ipsa, dovendo dimostrarsi il vantaggio unilaterale conseguito dalla Banca.

Nel caso di specie, i mutuatari si sono limitati a sostenere, senza documentare le loro affermazioni, che l’usurarietà soggettiva di un rapporto è presunta, stante le difficoltà economiche in cui la parte mutuataria versava, note – a detta loro – alla Banca.

Peraltro, volendo allargare la visione al profilo penale, che in sede civilistica rileva in maniera più sfumata, la Cassazione ha più volte evidenziato che sotto il profilo dell’elemento soggettivo del reato di usura, per il quale è richiesto il dolo generico, sono necessarie la coscienza e la volontà della portata illegale della prestazione usuraria e dell’illiceità degli interessi, in concomitanza, per quanto attiene all’usura soggettiva, con la conoscenza della precaria condizione dell’usurato.

Il Tribunale di Forlì, pertanto, ha accertato – con riferimento a tali contestazioni – la carenza dell’onere della prova degli attori e rigettato le domande proposte in merito.

Tribunale di Forlì, 8 febbraio 2021

Andrea Maggioni – a.maggioni@lascalaw.com

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