Contratti Bancari

Usura: nuova pronunzia del Tribunale di Milano in tema di cumulo di interessi corrispettivi e moratori

Tribunale di Milano, 12 febbraio 2015 (leggi la sentenza)

Facendo seguito ai precedenti aggiornamenti in tema, riportati puntualmente ai lettori di questo Portale, chi scrive segnala un’ulteriore recente pronuncia – promanata dal Tribunale di Milano in data 12.2.2015 – rispetto al dibattuto tema del superamento del tasso soglia-usura qualora esso sia il risultato della sommatoria di interessi moratori e corrispettivi.

Nel caso sottoposto al Tribunale meneghino, l’attore denunziava l’usurarietà dei tassi afferenti un contratto di mutuo ipotecario stipulato nel 2011 per la somma di Euro 185.000,00 con un noto istituto di credito.

A fondamento della propria doglianza, l’attore deduceva l’usurarietà rinveniente dai tassi concordati al momento della stipula del negozio, a suo dire comprensivi di interessi di mora e corrispettivi, concludendo per l’applicazione dell’art. 1815 c.c. e, conseguentemente, per la declaratoria di gratuità del mutuo in parola e rideterminazione delle poste di interessi con eventuale restituzione dei maggiori importi pagati all’istituto di credito.

L’esito del giudizio, risoltosi in una pronuncia tranchant ex art. 281 sexies c.p.c., ha dato modo al Tribunale di Milano di confermare il proprio recente orientamento – rigettando così la domanda attorea – e cioè che “l’autonoma verifica di rispetto della soglia d’usura  va parallelamente condotta con riferimento ai due tassi [moratori e corrispettivi, n.d.a.] che assolvono a funzioni diverse: il tasso corrispettivo indica invero la misura degli interessi riconosciuti al mutuante a titolo di corrispettivo (ossia prezzo) del prestito accordato, mentre il tasso di mora indica la misura della penalità per il ritardato adempimento, fatto imputabile al mutuatario e solo eventuale, la cui incidenza va rapportata al proptrarsi ed all’entità dell’inadempienza”.

Il Tribunale, nella parte motiva della propria pronunzia ed a suffragio di quanto sopra, specificava infatti come, nel caso sottoposto al suo esame, il rilievo sopra argomentato appariva tanto più evidente considerando che, proprio dalla lettera contrattuale del negozio in discorso, emergeva che gli interessi moratori – in caso di ritardato pagamento dei ratei – sarebbero stati conteggiati a carico del mutuatario solo in sostituzione di quelli corrispettivi e non in aggiunta agli stessi: appariva già di tutta evidenza come la domanda attrice dovesse ritenersi totalmente infondata.

9 marzo 2015

Giangiacomo Ciceri – g.ciceri@lascalaw.com

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