Contratti

Usura nel leasing

Tribunale di Treviso, 11 aprile 2014 (leggi la sentenza per esteso)

Interessi corrispettivi ed interessi moratori non possono essere cumulati ai fini del raffronto con il tasso soglia. Questo è quanto ha stabilito Tribunale di Treviso con la sentenza dell’11 aprile 2014.

In merito alla denunciata violazione dell’art 1815 c.c. per l’avvenuta pattuizione in sede di contratto di leasing di due diversi tassi di interesse, rispettivamente corrispettivi e moratori, i Giudici della Marca osservano che se è vero che la verifica del rispetto della soglia di usura va estesa alla pattuizione del tasso di mora, con la conseguenza che ove detto tasso risultasse pattuito in termini da superare il tasso soglia la pattuizione del tasso di mora sarebbe nulla ex art 1815 II comma c.c., è anche vero che al fine della verifica del rispetto del tasso soglia non possono cumularsi il tasso corrispettivo e il tasso di mora.

Si potrebbe parlare di cumulo usurario di interesse corrispettivo e di interesse di mora soltanto nel caso in cui in presenza di ritardato pagamento il conteggio dell’interesse di mora sull’intera rata, comprensiva di interessi, sommato all’interesse corrispettivo, determinasse un conteggio complessivo di interessi che, rapportato alla quota capitale, si esprimesse in una percentuale superiore al tasso soglia, ipotesi di difficile verificazione.

Nella sentenza in esame, i Giudici, sottolineano la preminenza dell’accordo delle parti sull’applicazione dell’art. 1526 c.c. A prescindere dalla natura, traslativa o di godimento del contratto di leasing, infatti, la disciplina pattizia prevale sulla norma codicistica dell’art 1526 c.c., dettata in materia di vendita con riserva di proprietà, in quanto la locazione finanziaria costituisce una distinta tipologia contrattuale, caratterizzata dalla causa di finanziamento.

E’ noto come nei contratti atipici, la regolamentazione pattizia degli interessi tra le parti debba essere soggetta ad un vaglio di meritevolezza e di rispondenza dell’assetto negoziale ai principi dell’ordinamento giuridico. Ne consegue che la disapplicazione di una clausola contrattuale con la sostituzione alla stessa della disciplina legale dei contratti tipici ai quali è maggiormente riconducibile l’accordo, presuppone necessariamente un giudizio negativo in ordine alla meritevolezza degli interessi perseguiti e il riscontro di un suo contrasto con i principi dell’ordinamento.

 09 maggio 2014

(Simone Corradin – s.corradin@lascalaw.com )

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