La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

Usura: l’applicazione delle Istruzioni di Banca d’Italia risponde all’esigenza di coerenza e di certezza

Nel caso di specie, lo Studio ha assistito un istituto di credito, convenuto in giudizio su istanza di una società correntista, che lamentava l’applicazione – al rapporto di conto corrente alla medesima intestata – tra l’altro di interessi usurari.

Le domande di parte attrice sono state integralmaente rigettate.

In particolare, per quanto concerne l’asserita usura, il Giudice ha evidenziato come la perizia depositata dall’attrice si basasse sull’utilizzo di una formula di determinazione del TEG applicato, diversa rispetto a quella contenuta nelle Istruzioni di Banca d’Italia. Il G.U., dunque, si è soffermato ad esaminare, in modo articolato e compiuto, la questione della rilevanza delle predette Istruzioni.

Ebbene, il giudice milanese ha osservato come le Istruzioni di Banca d’Italia, seppure non costituiscano fonti di diritto, non possono essere qualificate come mere circolari. Infatti, da un lato, si tratta di una tipologia di atto prevista dall’art. 4 T.U.B. (che consente a Banca d’Italia di impartire istruzioni nei confronti degli intermediari), e, dall’altro lato, hanno una collocazione peculiare nell’ambito della normativa anti-usura (si pensi all’art. 2 L. 108/96 che attribuisce al Ministero del Tesoro la rilevazione dei tassi effettivi globali medi trimestrali, sentita Banca d’Italia, ed  al fatto che i decreti ministeriali hanno da sempre demandato le rilevazioni appunto a Banca d’Italia). L’organo di vigilanza, dunque, ha emanato le Istruzioni per la rilevazione del TEG in coerenza con l’ordinamento e con l’incarico ricevuto dal Ministero del Tesoro.

A ciò si aggiunga che, quando occorre confrontare il TEG applicato da una banca ad un determinato rapporto, con il tasso soglia, sussiste l’esigenza di raffrontare due grandezze tra loro omogenee. Si legge in proposito in sentenza: “Non avrebbe, infatti, alcuna attendibilità scientifica il risultato derivante da un confronto operato tra un TEG calcolato con la modalità A ed un tasso soglia basato su un TEGM calcolato con una differente modalità B. Ciò tanto più tenendo conto delle gravi conseguenze, in campo penale e civile, che derivano dal superamento del tasso soglia. Peraltro, proprio in forza del meccanismo che lega il TEG al tasso soglia, appare miope l’intento di chi opera al fine di innalzare il valore del TEG – ad esempio computando oneri non connessi all’erogazione del credito o utilizzando formule che conducano ad un risultato più elevato – giacché in realtà l’aumento del TEG a livello di sistema comporta anche l’aumento del tasso soglia, con l’effetto di ridurre l’efficacia anti-usura della normativa. Si consideri, ancora, che il d.m. 1/7/2009, emenato a seguito della novella di cui alla legge n. 2/2009, ha espressamente previsto la revisione delle Istruzioni in parola per tenere conto delle modifiche normative introdotte in materia di computo della commissione di affidamento fondi. (…) Pertanto, dette Istruzioni in primo luogo rispondono alla elementare, ma ineludibile, esigenza logica e metodologica di avere a disposizione dati omogenei al fine di poterli raffrontare ed hanno altresì natura di norme tecniche previste ed autorizzate dalla disciplina regolamentare, necessarie per l’applicazione di tutta la normativa anti-usura. In conclusione, quindi, è vero che il giudice non è vincolato al rispetto delle Istruzioni della Banca d’Italia quali fonti di diritto. Ma occorre essere consapevoli che, tenuto conmto della complessiva struttura della disciplina antiusura e del peculiare ruolo in essa attribuito a dette Istruzioni, un eventuale calcolo del TEG applicato ad un determinato rapporto bancario effettuato in modo difforme rispetto alle Istruzioni in parola condurrebbe ad un risultato inattendibile e, dunque, in ultima analisi ingiusto.”

Trib. Milano, 1° settembre 2016, n. 9855

Simona Daminellis.daminelli@lascalaw.com

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